Zanzibar, l’isola delle spezie

24 gennaio 2019

Avevo un po’ dimenticato l’Africa. Avevo dimenticato quanto fosse trionfante, colorata, intrigante la sua natura. Avevo dimenticato la bellezza dei suoi abitanti e la loro capacità di vivere, pole pole.

Eppure deve essere vero che veniamo tutti da lì, perché l’Africa accoglie con un abbraccio avvolgente e rassicurante.

Arriviamo a Zanzibar dopo otto ore di volo notturno. Abbiamo lasciato una Milano grigia con la temperatura che oscilla intono agli zero gradi, e sbarchiamo sotto un cielo luminoso, una brezza tiepida e 25 gradi celsius, tutti.

L’aeroporto non è dei più moderni, diciamolo. Per fortuna l’hotel ha organizzato un servizio navetta che ci raccoglie e ci porta a destinazione. Rispetto al luogo dell’atterraggio, siamo esattamente dall’altra parte dell’isola, sulla costa est.

Durante il percorso, incontriamo villaggi e piccoli agglomerati urbani davvero molto semplici, mercati frequentati dove si vende di tutto, molte persone e molte automobili, ma man mano che ci allontaniamo dalla capitale, la natura prende il sopravvento e allora foreste di palme, magnolie e bouganville coprono lo sfondo.

L’hotel ha l’aria un po’ finta che hanno sempre queste strutture dedicate ai turisti occidentali: molte fioriture, ma anche molto ordine, che in Africa non sanno nemmeno cosa sia.

Abbiamo una bella camera grande con un piccolo spazio esterno privato e ben attrezzato. Sul letto, una vistosa zanzariera.

Disfiamo le valigie, mangiamo qualcosa di fresco e idratante al ristorante, e scendiamo in spiaggia. C’è la bassa marea, quindi per molti, ma molti metri il fondo del mare è scoperto: ci sono alghe attaccate alla sabbia, tantissimi ricci di mare aggrappati alle rocce, e sabbia bianca, la magnifica sabbia bianca corallina, sempre fresca. Il bianco è abbacinante. Facciamo un passeggiata per capire dove siamo, ma la maggior parte del pomeriggio trascorre al sole, in pieno relax e lettura.

A cena pesce, verdura e frutta tropicale. Ho in mente di mangiare così tutta la settimana. Domani penseremo cosa fare nei prossimi giorni.

25 gennaio 2019

Collegare l’immagine di gennaio, il mese più freddo dell’anno, con questa situazione da piena estate non è immediato, ma alle cose piacevoli ci si abitua in fretta.

Palme da cocco e cocco fresco disponibile sempre, bouganville gigantesche di ogni colore, ibiscus rosso fuoco e piante endemiche di cui devo ancora scoprire il nome: tutto questo si attraversa prima di arrivare alla lunga spiaggia bianca, abbagliante e fresca.

Al mattino il mare si ritira rapidamente: nell’oceano le fasi lunari e le conseguenti maree sono fenomeni vistosi. Il fondo emerge in modo quasi omogeneo fino alla barriera corallina, dove le onde si infrangono in continuazione. Si nuota in pochi spazi più profondi, ma si cammina sulla sabbia appena sommersa, alla ricerca delle creature che vivono sott’acqua. Trovo un grosso riccio di mare che, anziché essere del purissimo nero al quale sono abituata, ha aculei marrone e corpo centrale screziato di viola. Un’onda lo copre di sabbia e lui cambia colore.

Inauguriamo la giornata con una bella passeggiata di sei chilometri lungo la riva, un modo per sgranchirsi e sentirsi meno in colpa per il troppo che si mangia sempre, in vacanza. Poi la giornata si completa con sole, bagni e tanta piacevole lettura. Siamo in vacanza, oggi va bene così

Dopo cena l’albergo offre uno spettacolo di cabaret che è meglio non commentare.

26 gennaio 2019

Anche oggi si comincia con la “camminata veloce” di sei chilometri, che aiuta a sentirsi meno in colpa per quello che si mangia e per le ore trascorse mollemente al sole. La conduce Manuela, bravissima musicista, cantante e attrice, e anche simpatica compagna di passeggio. Qualche ora di sole prima di prepararci per un giro in taxi alla parziale scoperta dell’isola

Il nostro autista si chiama Harif, ha 26 anni e gli consegniamo potere decisionale.

La prima tappa è un villaggio locale, Michamvi. Come descriverlo? Come rendere l’idea del modo di vivere così enormemente diverso dal nostro? Ci accoglie un gruppo di donne e bambini, tutte e tutti bellissimi, che stanno mangiando un piatto composto da riso e carne. Il loro aspetto è ben nutrito, ma l’impressione del livello di igiene è sconcertante, agli occhi occidentali. Si prende il cibo con le mani, e con le mani sporche di cibo si fa poi tutto.

Le case dove vivono sono parallelepipedi in mattoni e pietra che ognuno, a quanto pare, si costruisce per conto suo. Le rifiniture non esistono salvo, in qualche occasione, per le porte in legno scolpite che sono una delle eccellenze artigianali di Zanzibar. La sporcizia e il disordine sono ovunque. Le cucine sono esterne, dentro alle capanne. L’acqua corrente non esiste, viene distribuita con dei piccoli camion-cisterna, e bisogna pagarla. E’ l’acqua che serve per bere, cucinare, lavarsi, fare il bucato. Non ho capito l’illuminazione, non ho chiesto, era giorno, ma non se ne vede nelle strade. In ogni modo i bambini vanno a scuola, perché incrociamo uno scuolabus, e noi avevamo portato quaderni e penne da regalare, come da istruzioni raccolte in internet. In quel momento ci si rende conto di quanto ridicoli e insufficienti siano i nostri omaggi, di quanto incerti diventino i nostri pensieri.

Dopo questa visita, Harif ci porta a vedere il tramonto a Kae Beach.

Finalmente ci sentiamo all’estero, dopo i due giorni calati in un contesto totalmente italiano. La spiaggia è magnifica, sempre di sabbia bianchissima, avvolta in una corona di palme. A darci il benvenuto un beach bar simpaticissimo, dove ci si sente subito benvenuti. Il “padrone di casa ” è idealmente Bob Marley, il suo spirito e i colori della Giamaica: numerosi ragazzi rasta accolgono, preparano i cocktail, offrono i loro manufatti. Persone di ogni età e colore chiacchierano amabilmente, in attesa del tramonto. L’aria che si respira è di grande spensieratezza, di distacco dal peso quotidiano, forse l’unica strada per sopravvivere.

Come tutti, attendiamo che il sole cali dietro le nuvole e dietro la costa di fronte, che man mano si staglia sempre più nitida. Dopo diverse apparizioni scenografiche, il sole si raccoglie in una sfera perfetta prima di sparire, almeno per questo pezzetto di mondo. La danza e i colori sono in continua metamorfosi, un vero show.

Alla sera l’hotel ha preparato il White Party, del quale la cosa per me più rilevante è l’apparizione in tavola, finalmente, del frutto della passione.

27 gennaio 2019

Oggi si celebra la Giornata della Memoria, dedicata alle vittime della deportazione nazista. Non qui, hanno e hanno avuto tanti problemi loro, dominazioni e schiavitù, ma almeno sono rimasti fuori da questo orrore. Lo stesso che stiamo ripetendo oggi verso altri africani.

Per noi è una giornata di totale vacanza: camminata la mattina (oggi sette chilometri!), lungo bagno reso in parte più duro per la corrente contraria, e poi sole e buone letture. La marea sta cambiando, se fino a ieri l’acqua si ritirava dalle prime ore del mattino, oggi ha incominciato ad arretrare intorno a mezzogiorno

28 gennaio 2019

Alla mattina, durante la passeggiata ormai consueta, il cielo si copre e ci scarica addosso una pioggia potentissima, calda, fitta, pungente come aghi. Alla fine siamo bagnati fradici fin dentro le scarpe.

Pazienza. I vestiti asciugheranno, anche perché dobbiamo mettercene altri per visitare Stone Town.

Il trasferimento non è brevissimo, dobbiamo raggiungere la parte opposta dell’isola. La nostra guida si chiama Zaccaria e ci dà subito qualche informazione sulla storia dell’arcipelago di Zanzibar, formato da due isole, Unguja, dove siamo noi, e Pemba, più piccola e più vicina all’Africa

Il percorso verso Stone Town è sempre scioccante: povertà e sporcizia regnano sovrane. All’arrivo in città, nella parte nuova, aumenta il numero delle automobili, molte belle, ci sono grandi palazzi che ricordano molto le nostre case popolari, ma nei quali si pensa ci siano almeno la luce e l’acqua corrente.

La città vecchia, la vecchia Stone Town così chiamata perché gli arabi costruivano le loro case con le pietre, si raccoglie verso il mare. Il primo contatto è con il mercato alimentare: spezie, molte e diverse, che sono la caratteristica del posto, frutta e verdura coloratissime e poste in bella evidenza con un ordine e un ritmo che contrastano con il lassismo che si vede in giro, infine carne e pesce. Questi ultimi due passaggi sono scioccanti per la scarsità di igiene con cui vengono conservati questi prodotti. La carne è in parte ripulita delle interiora, in parte da ripulire, viene presentata su banchi sudici, piena di mosche e insetti, al caldo. Stessa temperatura per il pesce: sebbene i pesci piccoli seguano la regola della frutta, ovvero siano raccolti in gruppetti ordinati, non mancano anche qui insetti e, soprattutto, un odore disgustoso che non dimenticherò facilmente.

Dopo il mercato ci spostiamo nella chiesa anglicana. Questo posto è molto importante perché qui, dove sorge la chiesa, sino alla fine del 1800 c’era il punto di raccolta e di scelta degli schiavi. Trattati peggio degli animali, divisi a forza dalla famiglia, selezionati secondo la forza fisica, venivano venduti o barattati. Un commercio vergognoso che è stato interrotto alla fine del 1800 dagli inglesi, ma nel quale Zanzibar ha svolto il ruolo di punto di incontro e raccolta. Una scultura davvero toccante, datata 1997, celebra il sacrificio di tanti uomini e donne costretti a subire questa violenza, mentre un allestimento ampio e ben spiegato ne racconta la storia. Alcuni passaggi della storia dello schiavismo sembrano quasi incredibili per la crudeltà dimostrata, così come le celle dove venivano rinchiusi in attesa di essere venduti: un luogo surriscaldato e poco areato, con poca acqua e cibo.

Oggi dalla chiesa anglicana è possibile fotografare, con un unico clic, sia la chiesa cristiana che il minareto poco lontano: un bell’esempio di reciproca, serena convivenza religiosa.

Campanile e minareto in perfetta convivenza

Ci avviamo ora verso il dedalo di vicoli che costituiscono la città, per ammirare alcuni dei portoni in legno scolpito fatti dagli artigiani locali. Si riconoscono i portoni di forma rettangolare, spesso con il motivo ripetuto della catena, di origine araba, e quelli con la forma tutto sesto, di origine indiana. Le moschee, al contrario di quanto si pensi, sono spesso piccoli locali riconoscibili dalle scarpe lasciate all’eterno o dalle piccole vasche per le abluzioni prima della preghiera

Le case si succedono in versioni diverse, ma tutte con l’aria molto decadente: fili della luce e del telefono liberi di fluttuare nell’aria, acqua distribuita attraverso grossi contenitori sui tetti delle case stesse.

Lentamente raggiungiamo la Casa delle Meraviglie costruita nel 1883 dal Sultano Barghash Bin Said e così chiamata perché è stato il primo palazzo ad avere un ascensore, l’acqua corrente e altre comodità moderne. Oggi è un museo, purtroppo chiuso per lavori di restauro.

Ci avviciniamo al mare: in un piccolo parco molto ben tenuto, e di fronte al Forte Arabo, c’è un grande giardino pubblico con lo spazio per il barbecue, a disposizione dei cittadini. Ma guardandosi intorno, si arriva alla conclusione che la vera opera d’arte di questa città è la vegetazione.

Il giro si conclude davanti alla casa dove nacque Freddy Mercury, il cui vero nome era Farrokh Bulsara, che oggi purtroppo è diventata un hotel.

E’ il momento dello shopping. Anziché entrare nel turistissimo bazar, facciamo un giro nei vicoli della zona per completare i nostri acquisti, a prezzi ben inferiori che al Mercato: spezie e tessuti locali sono i nostri obiettivi.

Rientriamo in hotel appena in tempo per la cena, che non ci siamo sentiti di consumare a Stone Town per forse esagerati timori igienici.

29 gennaio

Ormai la passeggiata mattutina è irrinunciabile, e oggi non piove, anzi, c’è un bellissimo sole.

Nel pomeriggio, con una barchetta guidata da “Capitan Findus” e da Fabrizio, due Beach Boys, ci facciamo condurre verso tre mete. La prima è la secca dove si affollano le stelle marine: su queste io ho qualche perplessità, ho l’impressione che siano raccolte ad arte. Ci fermiamo poi su una enorme lingua di sabbia in mezzo al mare, dove l’acqua è bassissima, ma dove si sente distintamente il rombo dell’oceano in lontananza. La terza tappa è una sosta la famosissimo ristorante The Rock: ora c’è la bassa marea ed è all’asciutto, ma con l’alta marea ha l’aspetto di un’isola in mezzo al mare, con i suoi alberi e le sue terrazze.

La gita si rivela molto divertente, e i due beach boys sono gentilissimi.

Sfilata davanti a The Rock

Rientriamo in tempo per la doccia e per assistere allo spettacolo serale, un musical dedicato a Jovanotti. Il sospetto che chi lo ha messo in scena non abbia capito niente è forte: Jovanotti celebra l’Africa ei suoi sfortunati abitanti con grande spirito di comprensione e accoglienza, mentre gli ospiti parlano più volentieri di respingimenti ed esclusione …

30 gennaio 2019

Che si può fare l’ultimo giorno di vacanza, se non godersi il mare trasparente, la spiaggia bianca e fresca, la luce limpidissima, e il riposo (quasi) assoluto immersi nella lettura? Infatti così è trascorsa la giornata. Ma non è mancata la passeggiata della mattina, non sono mancate le nuotate nell’oceano dove, anche vicino a riva, la corrente si fa sentire e non è facile contrastarla.

Sunset

La partenza per il rientro è la mattina molto presto, l’occasione per fotografare anche il sorgere del sole

Sul volo di ritorno, il pilota dell’aereo ci fa notare il Kilimangiaro

n.b. La buona lettura di cui parlo è La Corsara di Sandra Petrignani

Paradiso Seychelles

IMG_0851

All’Equatore, proprio in mezzo al mondo, dove il giorno e la notte hanno sempre, esattamente la stessa durata. Qui, la vegetazione lussureggiante corre fin quasi al mare, accarezza la sabbia bianca delle spiagge, quasi si tuffa nell’acqua trasparente e calda. Qui il tempo perde la sua dimensione, o forse quella che noi gli diamo, e sembra voler imporre ritmi diversi, indifferenti alle esigenze degli umani. Qui ho vissuto una sensazione di pienezza e di equilibrio con l’Universo che non ricordo di aver provato in altri posti del mondo.
Insomma il Paradiso.
27 aprile 2015  – Siamo pronti alle 10 del mattino e ci mettiamo in marcia per fare tutto con calma. Infatti arriviamo comodi comodi a Malpensa dove, ignari che sull’aereo ci rimpinzeranno, facciamo uno spuntino nel corner di Davide Oldani. L’aeroporto è molto più accogliente, ordinato e “nuovo” rispetto a quanto ricordassi, probabilmente per merito dell’Expo, che aprirà dopo pochi giorni.
2015-04-27 12.26.28Voliamo con Air Emirates, una garanzia di puntualità e comodità, per quanto possibile in classe economica. Abbiamo ampia scelta di film, filmetti e fiction, ma soprattutto abbiamo la telecamera esterna che ci permette di vedere quello che vede il pilota, è che è molto divertente al decollo e all’atterraggio. 2015-05-05 22.03.25
Ci servono un discreto pasto e abbondanti liquidi reidratanti.
La prima tappa, lo scalo è Dubai. Sorvoliamo in parte la città, prima dell’atterraggio, ma dalla nostra posizione non si vede nulla delle più note opere architettoniche, quindi né l’hotel vela né l’arcipelago artificiale. L’aeroporto di Dubai è una specie di enorme lombrico lungo e stretto in mezzo al deserto, e questa conformazione fa sì che in pochi passi si arrivi nell’area centrale, il non-luogo fatto di negozi, corner, spazi di ristoro comuni a tutti gli aeroporti, dove si può trovare tutto quello che in genere non serve. 2015-05-05 13.11.49Abbiamo ben quattro ore di attesa, quattro ore che ci porteranno anche al giorno successivo, visto che è quasi mezzanotte.
2015-05-05 13.22.38

 

 

Ci prendiamo una macedonia francese Chez Paul, e approfittiamo delle numerose chaise long a disposizione, cercando abbastanza inutilmente di dormire un po’. Siamo nella penisola arabica e il pubblico è adeguato: almeno la metà degli uomini è vestito come Lawrence d’Arabia, e la stessa percentuale di donne è totalmente velata. Hanno vesti nere e severe che le coprono da capo a piedi, con una sottile fessura per gli occhi, se non addirittura una reticella. L’età si indovina dal modo di muoversi, leggero e veloce nelle più giovani, più incerto nelle più anziane. Sotto questo “abito” si indovinano spesso scarpe grintose dal tacco alto, e borse preziose e griffatissime. Nonostante queste donne si nascondano così meticolosamente, nei bagni dell’aeroporto di Dubai ogni lavabo è dotato dello specchio ingranditore per rifarsi il trucco con precisione.2015-04-27 22.17.41
Siamo ormai arrivati al 28 aprile, alle 2 di notte ripartiamo per l’isola di Mahè. In aereo ci offrono una colazione molto british, omelette con piccole salsicce e funghi, e nonostante l’ora notturna, io mangio anche quelle. Finalmente il cielo comincia a schiarire, e un’alba di fuoco si accende a levante.
La pista dell’aeroporto di Victoria inizia (o finisce) esattamente sulla riva del mare, ed è bellissimo sfiorare l’acqua con le grandi ali di acciaio del nostro Boeing 777, prima di atterrare dolcemente sull’isola principale dell’arcipelago delle Seychelles.

IMG_0582Ci accoglie un paesaggio già molto definito, una vegetazione lussureggiante fatta di palme giganti e alberi takamaka che erompono dalle rocce brune e levigate. Ma il nostro viaggio non è finito, c’è ancora un breve volo fino a Praslin che faremo, con una decina di altre persone, su un piccolo aereo a elica: l’ebbrezza di un volo di uccello.IMG_0588
Arriviamo a Praslin di prima mattina, abbastanza provati da circa 20 ore di viaggio e di tempo trascorso in spazi chiusi e condizionati. Un pulmino ci porta velocemente all’hotel, sulla Cote d’Or, e immediatamente capiamo di aver fatto la scelta giusta. Davanti a noi la spiaggia è lunghissima, bianca di sabbia corallina, praticamente deserta, bagnata dal mare turchese, trasparente. Le palme ombreggiano tutto lo spazio, insieme a rigogliose piante di ibiscus dai fiori colorati gialli e rossi. La camera è un buffo bungalow rotondo piuttosto spazioso. L’umidità tropicale è percepibile, ma non opprime.2015-04-30 09.57.08
Il primo pranzo in hotel è ricco e un po’ troppo italiano … non vediamo l’ora di stenderci sulla spiaggia, rosolarci al sole e tuffarci nel mare trasparente e, come scopriremo, caldissimo. La lunga spiaggia invita alla scoperta, e facciamo una passeggiata per percorrerla (quasi) tutta.
29 aprile – Con un taxi raggiungiamo Anse Lazio, una delle spiagge più famose di Praslin, non solo per la sua bellezza: qui, nel 2011, un turista inglese perse la vita azzannato da uno squalo.
Una caratteristica delle Seychelles consiste nel fatto che non tutte le spiagge sono protette dalla barriera corallina. Se lo è la spiaggia di Cote d’Or, che infatti presenta un mare molto tranquillo, con modesta variazione data dalle maree, diversa è Anse Lazio, che si apre direttamente sull’oceano. Qui le onde sono potenti, dopo pochi metri il mare è profondo, si percepisce la forza dell’acqua e delle correnti. Riusciamo comunque a fare un tuffo, ma molto bello è ispezionare il posto nel suo aspetto naturale, rigoglioso. La fresca spiaggia bianca si alterna con le rocce a panettone morbidamente levigate dal vento e dall’acqua. Un piccolo e placido lago appena rientrato riflette come uno specchio la vegetazione lussureggiante. Percorriamo un tratto di un sentiero non difficile, che si arrampica verso l’interno, ma lo abbandoniamo perché, purtroppo, non ci siamo documentati e non sappiamo né quanto sia lungo né dove arrivi. Del resto, il desiderio di godere pienamente del posto, dove il mare quasi lambisce le foglie degli alberi takamaka, è sufficiente ad accontentarci. Pranziamo al ristorante Le Chevalier, che propone squisita cucina creola, e visitiamo l’Honesty Bar, dove non c’è nessun controllo, semplicemente si paga la consumazione lasciando il denaro in una scatola apposta.

2015-04-29 11.29.09

2015-04-29 13.32.14

 

 

 

 

 

 

 

Al pomeriggio rientriamo: qui la marea è forte e nelle ore pomeridiane l’acqua copre quasi tutta la spiaggia. Dall’albergo andiamo, a piedi, in paese, per un giretto perlustrativo e acquistare dell’acqua delle sorgenti locali.

30 aprile – L’ho detto che il posto è stupendo? Infatti oggi non ci spostiamo: sole, mare, contemplazione della bellezza intorno, facciamo solo un giro in canoa per ispezionare le spiaggette vicine accessibili solo dall’acqua.
1 maggio – Oggi, mentre pensiamo (poco) all’apertura di Expo, restiamo ancora sulla spiaggia dell’albergo a causa di una piccola indisposizione. Il mare, però, è talmente bello e invitante, con tutta la tavolozza degli azzurri e dei verdi, che sappiamo di non perdere proprio nulla. Non ci sono pesci tropicali, ma numerose razze, e capita di vederle nuotare sfiorando il fondo.

2015-04-29 18.00.50
Alla sera ci sintonizziamo sulle notizie italiane e scopriamo che alcune strade di Milano sono state invase dai Black Block. Per contestare l’apertura di Expo hanno sfasciato vetrine, bruciato automobili, sporcato e danneggiato in giro. Per il tempo delle notizie, siamo costretti a tornare a casa. Mentre qui la natura dominante ci mette al posto, e nella dimensione giusta, siamo costretti a ricordare gli sforzi immani che si fanno per fare, e per disfare, qualcosa che comunque non durerà.
2 maggio – Con Marta e Fabio affittiamo una piccola auto e facciamo il giro dell’isola. Fabio se la cava brillantemente nella guida a sinistra e, gentilmente, ci trasporta tutto il giorno. La prima tappa è la riserva naturale della Vallée de Mai, dove cresce il Coco de Mer, una palma gigantesca esclusiva delle isole di Praslin e Curieuse. I suoi frutti, dalla caratteristica e insolita forma di un ventre femminile, possono arrivare a un diametro di 50 cm. e pesare circa 20 chili. Il seme interno è il più grande del regno vegetale. Proprio queste dimensioni e soprattutto il peso spiegano come mai questa noce di cocco sia presente solo qui: non galleggia e non può quindi diffondersi via mare.IMG_0772
La visita della foresta, dal 1982 patrimonio dell’Umanità con la protezione dell’Unesco, è sconcertante ed emozionante insieme: ci si sente delle formichine a passeggiare sotto foglie larghe diversi metri, così fitte da rendere tutto in ombra, avvolti in una umidità surreale, morbida, ovattata. La visita è molto agevole, i percorsi sono ben indicati e molto comodi, e ci meravigliamo di non vedere né animali né insetti, nonostante la dovizia di vegetazione e la segnalata presenza del pappagallo nero, anch’esso endemico.
Terminata la visita al parco, riprendiamo l’auto e ci spostiamo a nord dell’isola, per visitare un’altra spiaggia molto famosa: Anse Georgette. Si raggiunge attraverso gli spazi, anzi, IMG_0775attraverso i campi da golf del resort Lemuria, una struttura molto lussuosa e molto grande, tanto che la passeggiata verso la spiaggia si rivela abbastanza sfiancante, vuoi per la distanza che per i continui dislivelli. Il tempo è un po’ instabile e ci tocca anche un po’ di pioggia, ma ci consoliamo con una golosa e ricca macedonia di frutta tropicale gustata sulla meravigliosa spiaggia bianca. Anse Georgette è bellissima,uno spicchio bianco sull’oceano circondata dalle rocce laviche e dalle foglie rigogliose dei takamaka.

IMG_0788Dopo la sosta e il bagno, completiamo il tour dell’isola, prima con un percorso verso sud e la zona del porto, infine con una sosta e un bel bagno nelle acque cristalline e tra le onde oceaniche di Anse Lazio. Qui un simpatico ragazzo rasta ci racconta un po’ della vita in un paese equatoriale, dove non ci sono stagioni e si va in spiaggia tutto l’anno, ma ci dice anche degli attacchi mortali di squali, abbastanza frequenti (e non eccezionali, come vogliono farci credere) su questa spiaggia. Sono le femmine di squalo, gravide, che nuotano vicino a riva per avere un rifugio sicuro, affamate e aggressive (they are hungry and they are angry) data la loro condizione. Lo squalo non mangia la carne umana, si limita a mordere, ma le ferite dei denti sono così profonde che spesso incidono vasi sanguigni importanti, causando in poco tempo la morte della vittima.
Per fortuna anche nell’acqua relativamente bassa il bagno è molto piacevole, e sicuro!

IMG_0804
3 maggio – Con una piccola barca, oggi andiamo a La Digue, la piccola isola proprio di fronte alla nostra spiaggia, dove non ci sono automobili, ma si gira solo in bicicletta. La corsa in barca è veloce, e appena arrivati troviamo subito dove noleggiare le bici. Ci dirigiamo subito verso la spiaggia più caratteristica, Anse Sourse d’Argent, ma il percorso per raggiungerla è già bellissimo e pieno di sorprese. C’è un gigantesco monolite, ai piedi del quale sono insediate numerose tartarughe, solenni e maestose nella loro placida indifferenza. IMG_0831Percorriamo vialetti sinuosi in mezzo alla vegetazione e alle palme, dove si affacciamo villette dall’aria un po’ retro, ben inserite nell’ambiente. Costeggiamo una piantagione di piante di vaniglia e finalmente arriviamo alla spiaggia, un altro, meraviglioso angolo di paradiso. I piedi affondano nella sabbia candida e fresca, le acque del mare, qui protette dalla barriera, sono tiepide e appena increspate. I colori del mare raccolgono tutte le tonalità del verde e dell’azzurro, mentre sulla spiaggia i monoliti in granito si alternano con le palme e la vegetazione lussureggiante. Non ci facciamo mancare un assaggio di frutta prima di spostarci verso Grande Anse, la spiaggia battuta dalle onde tumultuose dell’oceano. Il percorso, da pianeggiante, si fa un po’ più faticoso, si alternano salite, qualche volta ripide, e discese, ma siamo ricompensati ancora una volta dalla bellezza della natura davanti a noi. Il tempo non è stabile, e in lontananza sul mare si indovinano temporali e acquazzoni. Quando decidiamo di rimetterci in bicicletta per tornare verso il porto, la pioggia ci raggiunge: una doccia decisa, ma tiepida e quasi piacevole, che ci bagna completamente e ci accompagna per tutta la strada del ritorno. Quando la pioggia cessa, dopo pochi minuti siamo incredibilmente già asciutti. Facciamo ancora una passeggiata nella zona più centrale di La Digue, quella immediatamente vicino al porto, in attesa della barca che ci riporterà alla nostra spiaggia, Cote d’Or. In cielo, i pipistrelli della frutta volano instancabili da un albero all’altro.

IMG_0900Per cena ci attende una sorpresa: è stato apparecchiato in spiaggia e mangiamo proprio in riva al mare, tra chiacchiere e relax.

 

4 maggio – L’ultimo giorno di vacanza non può che trascorrere sulla “nostra” splendida spiaggia, in pieno godimento della natura perfetta che ci circonda, del mare tiepido e calmo. Troviamo il tempo per un ultimo giro nelle piccole boutique del paese, dove compriamo qualche regalo e soprattutto qualche ricordo che ci riporti tangibilmente a questo paradiso. Anche oggi pranziamo e ceniamo in spiaggia, con la sensazione di essere tutt’uno con la perfezione millimetrica dell’universo. Domattina partiremo prestissimo, lasceremo l’albergo con il buio e al buio inizieremo il viaggio di ritorno con il breve volo verso Mahè. Ma le sorprese non sono finite: grazie alla luna piena, il mare brilla sotto di noi e la luce ci premette di indovinare l’itinerario.

2015-05-04 21.52.32

2015-05-05 05.42.18 (2)

 

 

 

 

Appena atterrati, si apre l’alba, e i raggi di sole arancioni squarciano il blu della notte, con una tavolozza incantevole. Facciamo ancora tappa a Dubai, ma l’aereo che ci riporterà a Milano è un Airbus A380, dotato
di tail camera, grazie alla quale ci sembra di volare seduti sulla coda. …

Una vacanza perfetta, con qualche raccomandazione: gli squali ci sono, e azzannano, quindi meglio fare il bagno dove l’acqua è bassa, o dove ci sono le reti di protezione. Evitare i tuffi nell’oceano, là dove non è protetto dalla barriera corallina: la forza delle onde è inimmaginabile. Infine, sulle spiagge ci sono i sandflies, che pizzicano molto, ma basta spalmarsi bene con l’olio di cocco, che si trova ovunque.

(27 aprile – 4 maggio 2015)

Mauritius

8 novembre 2011 – Dopo quasi 11 ore di volo, lunghe ma molto confortevoli, arriviamo al’aeroporto internazionale Ramgoolan: siamo a Mauritius.IMG_3599

Rispetto al nostro hotel, l’aeroporto è dall’altro capo dell’isola, e ci vuole più di un’ora per raggiungerlo. Nel frattempo diamo un’occhiata generale: siamo in Africa, con tutto quello che significa, vegetazione rigogliosa, abitazioni di tutti i tipi, dalla baracca di metallo ondulato alla super villa di discutibile gusto, e tanto disordine.  L’hotel che ci accoglie, Victoria, si propone subito, invece, con un look piuttosto occidentale, quindi un po’ finto. Ma è molto bello, immerso in un giardino profumato, con bouganville di tutti i colori e le palme che arrivano in spiaggia.

IMG_3181

Dopo una doccia indispensabile, proviamo il ristorante, buono, ricco e variato, e poi subito al mare a fare un tuffo incredibile nell’acqua trasparente, passeggiare lungo la spiaggia e prendere il primo sole. Troviamo anche il tempo per organizzare due gite. Prima di cena mi faccio un bel hammam e sauna, poi cena e a letto, siamo frullati.

9 novembre – Oggi è una giornata relax, da dedicare interamente alla vita di spiaggia. Tempi morbidi, letture, sole e tanti bagni con la maschera per seguire i pesciolini tropicali che nuotano fin quasi a riva. Anche stasera hammam, cena indiana (buona!) e anche spettacolino musicale. Ma lo spettacolo più bello è quello della natura, di un mare trasparente e quasi lacustre, visto che le onde si frangono molto al largo, sulla barriera corallina, e di un cielo pieno di stelle e illuminato dalla luna piena, dell’emisfero meridionale, dove al posto della faccia si indovina l’immagine di un cagnolino.

IMG_3187

10 novembre – Oggi lasciamo la spiaggia per dedicarci a un tour parziale dell’isola:come da accordi viene a prenderci Steve, che sarà la nostra guida e autista durante tutta la giornata. Prima tappa, dopo una brevissima sosta alla chiesa settecentesca di San Francesco d’Assisi, sono gli immensi giardini botanici di Pamplemousses, una raccolta considerevole di alberi e fiori tropicali, qui liberi di crescere secondo le proprie dimensioni e orientamenti. Appena entrati ci accoglie un affollato volo di “pipistrelli della frutta”, grossi animali volanti diurni rumorosi come uno stormo di uccelli. Non perdiamo tempo e cominciamo la nostra visita. In questo giardino sono senz’altro predominanti le palme, di cui ne esistono circa 60 specie diverse, ma non manca il baobab, diverse specie di ficus, e soprattutto gli alberi delle spezie più comuni, quelle che usiamo quotidianamente in cucina: noce moscata, chiodo di garofano, cannella. Particolarmente suggestive sono poi le fioriture, che nel clima tropicale hanno dimensioni gigantesche: vediamo il fiore di loto e la ninfea Victoria Amazonica.

IMG_3232   IMG_3263

Dopo Pamplemousse ci dirigiamo verso sud: dobbiamo prima passare la caotica capitale Port Louis e i suoi operosi sobborghi (Vacoas, Floreal, Phoenix famosa per la sua birra ) prima di arrivare a Curapipe e, successivamente, a Trou Aux Cerfs, il grande cratere lasciato dal vulcano, oggi spento. Si tratta di una vallata così pullulante di vita da trasmettere un’incredibile energia! Il tempo di qualche foto e riprendiamo  il viaggio: ci fermiamo per ammirare le profonde Gorges de la Rivière Noire, anch’esse totalmente inghiottite dalla vegetazione tropicale. La tappa successiva è Grand Bassin, un luogo sacro agli indù (che a Mauritius rappresentano oltre il 50% della popolazione), dove ci accoglie una gigantesca statua in rame del dio Shiva che guarda tutti con occhio benevolo. Poco lontano ci sono il tempio e  il lago sacro, dove gli indiani celebrano le loro feste e vi si immergono come nel Gange. Per nostra fortuna capitiamo proprio in una giornata in cui il popolo indù sta celebrando una festività, e possiamo assistere ai loro riti celebrativi davanti all’acqua e alle loro preghiere. Proprio perché così numerosi, molti indiani hanno celebrato in posti diversi, e si vedono piccoli altari allestiti in onore della divinità, con offerta di banane, noci di cocco e fiori.IMG_3333 Il tuffo nella spiritualità indiana è piacevole e significativo, ma il nostro viaggio deve proseguire verso uno dei punti più particolari di Mauritius: Chamarel, la cascata più alta dell’isola e la terra dai sette colori. La cascata è in realtà rappresentata da un paio di rivoli d’acqua che scendono da un’altezza notevole (al momento tutti si lamentano della mancanza d’acqua, quindi forse la scarsa alimentazione delle cascate è dovuta a questo fatto), mentre “la terra dai sette colori” è una suggestiva e bellissima distesa di dune dove il caldo tropicale e l’umidità hanno sciolto i metalli presenti naturalmente nella terra (principalmente ferro e alluminio), generando il suggestivo fenomeno colorato: ruggine, porpora, grigio, blu, viola  ….IMG_3396

La nostra visita, che ha puntato al centro su dell’isola, può dirsi quasi terminata, ma sulla strada del ritorno ci concediamo ancora qualche passaggio interessante: la vista dall’alto del monte Lo Morne, dove si rifugiavano gli schiavi in fuga, e la lagunare costa sud ovest; le saline; la spiaggia di Tamarin, luogo per surfisti dove i pini marittimi arrivano in spiaggia.

Alla sera la cena è al ristorante Horizon, con sfizioso menu di pesce e un buon vinello cileno.

11 novembre – Oggi giornata dedicata ai tuffi nel mare turchese e al sole bollente dei tropici. Facciamo una lunga passeggiata verso nord, con l’illusione di raggiungere la spiaggia di Trou aux Biches, in realtà non raggiungiamo un bel niente, la distanza è troppa da fare e a piedi e in mezzo c’è un ampio spazio di rocce nere quasi impraticabili. In compenso prendiamo visione della vera Mauritius, fatta di case molto semplici e del disordine africano, che soggiace alla forza della natura. Alla sera, dopo l’hammam, cena al ristorante La Casa, anche qui ottimo pesce e squisito vino sudafricano.

IMG_3487

12 novembre – La giornata di oggi, splendida, è trascorsa sull’acqua: siamo partiti molto presto per attraversare l’isola in senso longitudinale e raggiungere Trou d’Eau Douce, dove ci imbarchiamo su un catamarano per visitare l’Ile ux Cerfs. In realtà avremo molto di più: la navigazione nelle acque protette dell’Oceano Indiano ci conduce verso la foce di un fiume dove, pochi metri all’interno, c’è una suggestiva cascata che irrompe dalle rocce nere. Andiamo poi vicino alla barriera corallina per un bagno e snorkeling nell’acqua turchese.

IMG_3521

E’ ora di pranzo, e i giovani organizzatori ci sorprendono con un menu ricco, gustoso e leggero. Pasta, insalata di riso, insalata fresca mista, pollo e soprattutto pesce delizioso. Ci sembra già molto, e invece arriva l’ananas a fette, torta al cioccolato e caffè. Dei veri buongustai! Raggiungiamo a questo punto l’Ile aux Cerfs, un angolo di paradiso tropicale che sembra contenere tutte le qualità: sabbia bianca, mare trasparente, lagune pacifiche, pinete fino alla riva. Facciamo un bel giro ricognitivo e ci godiamo il sole bollente. Il ritorno è un’altra piacevole traversata, veleggiando veloci grazie al ben vento teso, In albergo ci attende il più strepitoso tramonto infuocato di Mauritius!

IMG_3668

 

13 novembre – L’ultimo giorno a Mauritius trascorre godendo del sole tropicale, della pace, del mare. E’ stato un vero piacere e conoscere un’isola che rappresenta un centro di armonia e amabile convivenza. Qui, su un numero limitato di chilometri quadrati, le persone seguono religioni diverse, con riti, ritmi e tradizioni diverse, ma il rispetto e la tolleranza prevalgono sulle diversità, creando un paradiso gentile che rasserena l’anima.

(8 novembre – 13 novembre 2011)