Parigi, 2019

APRILE 2019

5 aprile 2019

Dal treno, al confine tra Italia e Francia

Siamo a Parigi per la 22° volta

La primavera sta arrivando, gli alberi sono in parte fioriti, altri stanno mettendo le prime foglie, ma l’aria è ancora fresca e, nonostante le vetrine con leggeri abiti colorati, i parigini vanno in giro ben coperti.

Di fronte alle nostre finestre

Siamo arrivati ieri sera verso le otto, con la luce ancora piena. Mille chilometri più a nord di Milano fanno la differenza.

Stamattina abbiamo fatto subito una visita dal nostro ostricaro preferito, che arriva solo tre giorni la settimana, venerdì, sabato e doenica, e staziona in rue St. Antoine. Aveva ostriche della Bretagna, gamberi del Brasile, branzino dell’Atlantico: abbiamo preso tutto.

Poi, la voglia di camminare per Parigi è il primo desiderio: ripercorrere le strade note per accorgersi dei cambiamenti, delle differenze. Purtroppo i cambiamenti ci sono, e in peggio: qualche negozio chiuso, altri che fanno offerte e liquidazioni fuori stagione. La crisi morde. Arriviamo al Louvre, convinti di vedere un’installazione in occasione dei 30 anni della piramide. Forse è durata solo un giorno, non c’è più nulla. Percorriamo les Jardins des Tuileries, dove sono stati i giardinieri che hanno inventate fioriture disposte a richiamare il perimetro del museo più famoso del mondo. Viole del pensiero, primule, tulipani colorati, a formare disegni precisi.

La nostra meta è il Jeu de Paume, ormai tradizionalmente dedicato alla fotografia.

Julie Béna usa il vetro per proporre “riflessioni ” dedicate al valore della trasparenza. Quanto proposto è molto limitato, ma rende l’idea.

Florence Lazar: i suoi lavori sono pugni nello stomaco. Senza un figlo conduttore preciso, la fotografa e cineasta intervista persone che si raccontano in un momento ormai tranquillo e risolto, ma che vengono da un passato tragico. La guerra in Jugoslavia, i conflitti del XX secolo, la colonizzazione francese in Martinica e i problemi legati all’inquinamento, i contrasti per motivi religiosi, fino al grande tema della sopraffazione in Africa: tutti esempi che, se oggi possono essere raccontati, hanno visto lotte dure, vite rovinate, lutti.

Immagine dal sito del Jeu de Paume: Les femmes en noir, 2002

Infinr, Luigi Ghirri, fotografo emiliano, un genio fuori da ogni schema. Le sue foto sono essenziali, pulite, immobili, ma perfette. Non c’è un dettaglio, pur minimo, di troppo, nè manca nulla. Ogni foto è una storia, e si spazia tra una pungente, qualche volta feroce ironia, a momenti di grande tensione poetica. Luigi Ghirri se n’è andato molto giovane, ma nella sua breve vita deve essere stato molto felice.

Luigi Ghirri, Enigma – Immagine dall’archivio Luigi Ghirri

Lasciamo il Jeu de Paume e facciamo il primo shopping tradizionale parigino: té da Fauchon.

Uovo di Pasqua di Fauchon

Rientrando verso casa, la Bibliothèque Forney, bellissimo edificio del XVII secolo, ci attira con la mostra di una straordinaria (e per me sconosciuta) illustratrice: Jacqueline Duheme. Amica di Paul Elouard, Matisse, Jacques Prévert e Picasso, questa signora tutt’ora vivente fin da bambina ha dimostrato una fantasia sviluppatissima nel tradurre in immagini storie, cronache, momenti della vita di persone note. Una mostra allegra, inaspettata, colorata, impreziosita da alcuni tessuti Aubusson realizzati sui disegni dell’autrice. Come tutte le mostre di Parigi, anche questa è ampia, esaustiva, ben spiegata.

Rientriamo a casa per una cenetta davvero notevole: spaghetti con gamberi, ostriche, branzino ai ferri, meringa alla crema “Aux Merveilleux”, tutto innaffiato dallo Chablis.

6 aprile

Al museo del Luxembourg c’è la mostra dedicata ai Nabis, i profeti. Una mostra piccola, forse per la produzione limitata, forse perchè molte opere sono oggi introvabili, ma interessantissima. Si rivela il desiderio di fare pittura in modo nuovo, un modo onirico, ispirato alle decorazioni giapponesi, e sopratutto un modo che esce dalla solitudine dell’arte pura per incontrarsi con l’artigianato.

I giardini del Luxembourg sono subito fuori, ed è piacevole fare il nostro spuntino seduti al sole su una delle numerosissine sedie a disposizione del pubblico. Intorno, rumore di chiacchiere, tanto verde e tanti fiori.

Torniamo verso casa, è quasi ora di aspettare l’arrivo dei nostri ospiti: Valeria, Luca e Lara. Dopo due chicchiere davanti a una tazza di té, andiamo a cena dal Petit Bofinger con Chiara, Sylvain e Martin. Serata perfetta per compagnia e cibo.

7 aprile

E’ domenica, come da tradizione alla mattina facciamo la spesa al mercato di Blv Richard Lenoir: frutta, pomodori, pane, quiche, ostriche, gamberi, orate

Dopo pranzo andiamo tutti alla Tour, dove lasciamo i nostri ospiti, mentre noi torniamo a piedi passando per il Lungosenna. Dal Quai Branly fino al Villaggio St. Paul passeggiamo con i parigini sul percorso libero dalle automobili, insieme a quelli che vanno a piedi, in bicicletta o in monopattino.

Alla sera, ottima cena a casa, e chiacchiere piacevoli in compagnia.

8 aprile

Andiamo a Notre Dame, e non c’è la solita coda lunghissima, così riusciamo a entrare e a visitarne l’interno. Una visita veloce, purtroppo, le cappelle meriterebbero più attenzione.

Nota a posteriori: esattamente una settimana dopo, l’incendio a Notre Dame

La tappa successiva è la libreria Shakespeare, immancabile punto di attrazione per la sua immutabile atmosfera e per l’offerta amplissima di libri in lingua originale (inglese). Ne compero due di seconda mano, penso siano abbastanza intriganti da farmi superare l’ostacolo di leggere in una lingua che non è la mia.

La tappa del pranzo è all’As du falafel, che non delude mai: falafel e hummus con pita e panashè.

Rientriamo a casa perchè Valeria & c. devono rientrare a Milano. Li accompagniamo fino a Chatelet, dove ci dividiamo: loro proseguono verso l’aeroporto, noi andiamo in rue d’Alesia alla ricerca dell’outlet Cacharel, che non c’è! Torniamo a casa e, sulla via, mi consolo con un economico shopping da Uniqlo.

9 aprile

Parigi tutta a piedi, oggi, nel 6° Arrondissement. Alla mattina visitiamo l’Istituto italiano di Cultura, in rue de Varenne, per la mostra “Caro Levi, un peintre-ecrivain entre Parid et Matera”. Non solo dipinti, ma molte foto e scritti del pittore antifascista vissuto a lungo al confine in Basilicata.

Ritratto di Leone Ginzburg

Nel pomeriggio raggiungiamo l’Institut des Beaux-Arts de Paris per la mostra di disegni “Leonardo da Vinci et la Renaissance Italienne”: Ci sono solo quattro disegni di Leonardo, ma la mostra è comunque interessantissima per i lavori degli artisti proposti, tutti di altissimo valore (Raffaello, Verrocchio, Andrea del Sarto) e per l’argomento abbastanza insolito.

Nel frattempo facciamo shopping: cioccolato di Pasqua, da Jacques Genin “fondeur de chocolat”, un vero artista, e abbigliamento di gran classe per me da Ines de la Fressange.

La spesa alimentare serale è già impostata per il ritorno, dopodomani. E poi bisogna finire gli avanzi.

10 aprile

Andiamo alla Villette, alla Cité des Sciences et de l’Industrie, perchè c’è la mostra dedicata al Microbiota che mi interessa moltissimo. Infatti è molto interessante, ma è anche divertente e interattiva, così come tutte le mostre allestite al’interno e visitabili. Morale, restiamo fin quasi alle 17, cercando di vedere più possibile, e soprattutto di imparare più possibile su cervello, genetica, matematica, universo, acqua e altre cose ancora. Per il ritorno, scegliamo di tornare a piedi costeggiando l’acqua: dal Canal de l’Ourcq, dal Bassin de la Villette e poi il Canal St. Martin, approfittiamo di un percorso almeno nella prima parte molto tranquillo, poi un po’ più trafficato, ma sempre con il piacere dell’acqua del canale che corre a fianco, intervallata dalle chiuse e dai ponti in ferro del XIX secolo.

Alla fine ci mancano solo poche cose per la cena, torniamo a casa a preparare le valigie.

Belle cose di Parigi: il quartiere LGBT

Belle cose di Parigi: il movimento femminista sovrappone intitolazioni femminili a quelle tradizionali, quindi in maggioranza maschili

STORIA DEL MARAIS   Histoire(s) du Marais

La Place Royale, o semplicemente “la Place” è stata inaugurata nell’aprile del 1612, in occasione delle doppie nozze tra Luigi XIII e l’Infanta di Spagna e Madame Elisabeth e l’Infante.

La piazza era stata concepita e voluta da Henry IV che, nel 1605, decise di far abbattere il Palais des Tournelles e far costruire questa bellissima piazza di cui “non c’è alcun luogo in tutta la cristianità che possa reggere il confronto”. L’idea del re era di installarvi una manifattura di tessuti in seta, per la quale aveva chiamato anche esperte maestranze italiane. Nella piazza, quindi, vengono edificati dodici palazzi capaci di ospitare gli operai e le loro famiglie, mentre una galleria coperta dovrebbe servire ad attirare la clientela.

Nel 1607 il progetto viene modificato: Henry IV vuole donare alla città una piazza nuova, con dimensioni mai viste in Europa. Più che obiettivi economici, il re aveva obiettivi politici.  Il primo re Borbone ha faticato non poco per avere la corona francese, e spera che questo grandioso progetto ne rinforzi la popolarità tra i parigini.

Al posto degli alloggi per gli operai italiani, quindi si costruiscono i palazzi ancora presenti oggi.  Si alzano 36 costruzioni, tutte edificate secondo un unico modello, a eccezione di due: sono il “Pavillion” del Re e il “pavillion” della Regina, uno di fronte all’altro. Tutto questo dona alla piazza l’aspetto rigoroso e ordinato che conosciamo tutt’ora. I palazzi soo costruiti in mattoni e pietra, i tetti sono ricoperti in ardesia. I passaggi coperti sono dedicati a negozi e altri commerci. In un’epoca in cui il marciapiede non esiste, e le strade pavimentate sono rare, le gallerie della Place, riparate dall’acqua e dal fango, diventano subito popolari. La piazza diventa il posto più elegante di Parigi.

Henry IV, purtroppo, non vede il suo progetto finito: viene assassinato nel 1610. Sarà quindi il suo successore, re Luigi XIII e marito dell’Infanta di Spagna, a presiedere all’inaugurazione. Una folla enorme è presente, fatta non solo di nobili, ecclesiastici e ambasciatori stranieri, ma anche di persone del popolo. I cannoni della Bastiglia tuonano per festeggiare l’avvenimento. Negli anni successivi, la piazza viene usata per accogliere personaggi importanti come Cristina di Svezia, nel 1656, e Maria Teresa d’Austria nel 1660.

Il XVII secolo è quindi il secolo d’oro per la piazza. In quello successivo l’atmosfera cambia, l’aristocrazia si sposta verso il faubourg Saint-Honoré, la Rive Gauche, Saint-Germain-des-Prés. E poi c’è la Rivoluzione francese, i nobili fuggono e la piazzadiventa campo di manovra per la Guardia nazionale. Anche il nome cambia, non più Place Royale, ma Place de l’Indivisibilité de la République.

Il nome attuale arriva nel 1800, con Napoleone il quale, Primo Console, annuncia che darà alla piazza il nome del primo dipartimento francese che pagherà le tasse allo stato. Ovviamente sono i Vosgi, ed ecco la Place des Vosges.

Passato il periodo napoleonico, le cose cambiano ancora. La Parigi che conta vive nei gradi boulevards e la piazza, come tutto il Marais, viene dimenticata e abbandonata. Bisogna attendere il 1960 perchè le cose cambino ancora e tutta l’area riprenda vigore e l’importanza di una volta.

La rue des Francs-Bourgeois deve il suo nome al fatto che, nel XIV secolo, vi sorgevano congregazioni religiose e e abitazioni messe a disposixione da anime caritatevoli, destinate ai cittadini più poveri del borgo. Erano così poveri da essere affrancati dal pagamento delle imposte. I parigini stessi, allora, li definirono “francs-bourgeois”, ovvero abitanti del borgo non soggetti a imposte. Una di queste case porta ancora il nome: la “Maison des francs-bourgeois” è un ospedale per i meno abbienti.

OTTOBRE 2019

3 ottobre

23 volte a Parigi, ma non li dimostra

L’arrivo ormai è standard: apertura casa e valigie, spesa, cena leggera

4 ottobre

Prima di tutto la spesa, e siccome in Rue St. Antoine c’è il nostro ostricaro di fiducia, comperiamo moules de Bouchot e gamberi grigi per la cena.

Portiamo tutto a casa e ripartiamo per il Beaubourg, dove c’è un’unica mostra dedicata a Francis Bacon: Bacon en toutes lettres.

Non è un autore dei più facili: la bellezza cromatica dei suoi dipinti si confonde con le forme indefinite dei corpi, i rimandi alla carne che invecchia e muore, le linee sempre al limite della comprensione razionale. Ma i suoi dipinti hanno un innegabile fascino attrattivo, e bisogna a un certo punto ammettere che la realtà, come Bacon la vede, non è così distante da quella che vediamo noi, sebbene riconosciamo forme completamente diverse. Del resto l’autore confessa di ispirarsi alla letteratura, e a un numero definito di autori noti (Eschilo, Conrad, Thomas Eliot, Bataille) per trovare la creatività con cui sviluppare i suoi lavori.

La visita, come sempre, è molto ampia e porta via alcune ore, ma è l’unica allestita in questo momento nel museo, dove sono in corso profondi lavori di ristrutturazione.

Non è nè presto nè tardi: continuiamo sulla Rive Droite fino al negozio di Fauchon, per la consueta scorta. Delusione! L’impostazione del negozio è molto cambiata, il personale scarseggia, così come scarseggiano i nostri prodotti preferiti. Ci accontentiamo di due qualità di té, ma finiamo la spesa vicino a casa, da Marriage Frères , dove l’atmosfera di vecchia casa da té è invariata e forse invariabile.

Sono quasi le 18, rientriamo a casa, e il tempo ci vuole tutto per preparare il sugo di muscoli e i gamberi, ma ne vale la pena: cena eccezionale.

Stasera arrivano Davide e Alessandra

5 ottobre

La mattina è leggermente piovosa. Dopo un po’ di spesa, visitiamo il Museo Arts et Métiers.

All’interno di una bella costruzione d’epoca e adiacente alla chiesa di Saint-Martin-des-Champs, il museo presenta una ricchissima collezione di oggetti e modelli che propongono la storia della scienza dagli albori a oggi. Materiali, energia, meccanica, costruzioni, trasporti e comunicazione, per ognuno di questi soggetti, declinati nei dettagli, è possibile vedere esempi, spiegazioni e rappresentazioni filmate o ricreate, dettagli di come le numerose invenzioni nate dalla creatività artigianale, siano diventate nel tempo le comodità in cui viviamo oggi.

Macchine volanti preludono agli aerei, mentre ingombranti veicoli e carrozze erano già dotate di un motore in grado di farle muovere autonomamente.

Un gigantesco calcolatore è il papà dei nostri piccolissimi cellulari e computer.

Gli affascinanti telai di legno a scheda perforata erano già capaci di creare, sui tessuti, motivi e disegni bellissimi.

Meno intuitiva, per me, ma altrettanto affascinante è tutta la storia dell’energia, dai primi impulsi elettrici alla pila, fino a quello che oggi muove quasi qualunque cosa, per finire con un modello che racconta come funziona l’energia nucleare e, finalmente, quella solare.

A Lavoiser, padre della chimica, è dedicata una stanza, dove è stato ricostruito un modello del suo laboratorio.

Infine, tutte le applicazioni dell’elettronica e della trasmissione senza fili, da applicare alle immagini (microscopio), alla televisione, al nostro quotidiano.

Non mancano esempi dove la creatività scientifica si sposa con quella artistica, per diventare preziosa ceramica o i meravigliosi vasi in vetro di Gallé.

E’ magnifico prendere coscienza di come la realtà sia molto più versatile, molto meno rigida di come appare a prima vista, noi per primi forse.

Nella parte finale si affaccia l’ecologia, in particolare una sezione dedicata agli imballaggi: la loro importanza, il cambiamento che hanno generato, e la necessità di rivederli, più che ridurli, oggi.

Ma alla fine, il momento più entusiasmante è stato quello dedicato alla dimostrazione della rotazione terrestre, grazie al Pendolo di Faucoult.

Una sfera di cinque chilogrammi pende da un lunghissimo filo agganciato alla cupola dell’abside della chiesa. Il pendolo oscilla su un piano dove, in precisa posizione, sono stati posizionati dei cilindretti di piombo. Man mano che le oscillazioni proseguono, il pendolo colpisce e fa cadere, gradatamente, tutti i cilindretti. Il peso dondola sempre secondo lo stesso asse, ma il piano sotto lentamente si sposta, e i cilindri entrano in collisione.

Il pubblico di bambini è totalmente affascinato, ma lo sono anch’io!

Lasciamo il museo per incontrate Silvia e Giordano. Li raggiungiamo in rue du Roi de Sicilie, davanti alla libreria italiana. Ci avviamo per una passeggiata lungo rue de Rivoli. E’ sabato pomeriggio, i marciapiedi sono affollatissimi, e così il traffico. Ci rifugiamo sulla terrazza dei Magazines Samaritaine, da poco riaperti e restaurati, per un caffè di gran lusso.

Li lasciamo per tornare a casa e prepararci: stasera cena a La Coupole, a festeggiare un compleanno! Cena squisita, vino ottimo, ambiente frizzante, accogliente e molto parigino, e rientro con calma a piedi costeggiando i Jardins du Luxembourg e il quartiere latino.

C’è la notte bianca, la città è in festa, con noi.

6 ottobre

La domenica parigina comincia sempre con la spesa dall’ostricaro di fiducia, dal boulanger preferito e con un giro al mercato di Blv Richard Lenoir. E siccome di domenica si ha poca voglia di organizzare, è anche bello gironzolare per il quartiere, fare un po’ di shopping e scoprire (non lo avevamo mai visto!) dove è successo il fattaccio di Charlie Hebdo.

Al pomeriggio non si fa molto, perchè aspettiamo a cena Silvia e Giuliano, e bisogna preparare. La serata passa poi con davvero molta allegria, buon cibo, buon vino e champagne.

7 ottobre

Stamattina ci sta una capatina alla Libreria Shakespeare, un posto sempre gradevole da visitare perchè non è mai uguale. Riesco anche a comperare un libro da regalare: To kill a mockingbird, una lettura indispensabile.

Nel pomeriggio andiamo a Montmartre, un po’ per incontrare Silvia e Giuliano ai quali dobbiamo lasciare un piccolo regalo, un po’ per fare un giro di shopping al Surplus di APC, e molto per rivedere la collina, non tanto la parte turistica concentrata su Place du Tertre, quanto il versante posteriore, con il museo Montmartre, la Maison Rose, e la vigna pronta per la vendemmia, rossa o oro.

Torniamo a piedi con una bellissima passeggiata, dove ci fermiamo solo per una breve visita alla chiesa di St. Laurent, antichissima per fondazione e ovviamente molto rivisitata, ma con alcuni elementi di pregio: qualche vetrata colorata, le chiavi di volta pendenti, un magnifico pulpito in legno istoriato.

St. Laurent, notevoli le chiavi di volta pendenti

Serata tranquilla e anche un po’ dietetica.

8 ottobre

Piove, e pioverà tutto il giorno, le previsioni difficilmente sbagliano. Ma non piove così forte da costringerci da fermarci in casa. Andiamo a visitare le Serres d’Auteuil, uno spazio dedicato alla coltura di piante provenienti da tutto il mondo.

Il viaggio è abbastanza lungo, le serre sono dall’altra parte di Parigi rispetto a casa nostra, ma ne vale pienamente la pena, anche con il tempo grigio.

Entriamo in un parco magnifico, percorso da viali dove svettano alberi secolari, e dove i prati si alternano a cespugli fioriti, arbusti verdi e rigogliosi, spazi aperti ben organizzati. Tra i viali, le serre in struttura di ferro e vetro, ancora con le loro linee ottocentesche, quasi tutte visitabili per godere della bellezza e della ricchezza delle piante esposte, raccolte secondo la specie, la zona di provenienza, le affinità.

Un altro corridoio è percorso da serre moderne, dotate di strumentazione tecnologica per controllare acqua, temperatura e umidità, dove sono raccolte le piante più rare provenienti dalle aree più calde del mondo.

Un bel gruppo di giardinieri svolge il suo lavoro, ed è gentilmente a disposizione per ogni quesito, mentre qua e là tavolini attrezzati, anche al coperto, permettono un minuto di riposo.

La sensazione di vivere immersi nella natura, lontani dai rumori e dal caos del traffico, peraltro non lontano, è particolarmente piacevole e invita a non affrettarsi.

La storia di queste serre supera i cento anni e, sebbene per un periodo un po’ trascurate, oggi sono di nuovo pienamente valorizzate e si occupano di far crescere tutte le piante che vengono usate per abbellire i parchi di Parigi.

Un po’ a malincuore ci allontaniamo, passando però dalla Square du Poets, un parco adiacente di grande bellezza e pulizia, dove i percorso sono intervallati da testi poetici incisi sui sassi.

E’ ora di tornare verso casa. Visto che ci aspetta una cena molto parca, facciamo merenda con hot dog e bagel, e un lungo, ampio giro per il Marais che dopodomani dovremo salutare

9 ottobre

La Tour Eiffel

Potevamo lasciare Parigi sena salutare la Dame de Fer? Ovviamente no, e abbiamo rispettato il nostro rito di salire a piedi fino a secondo piano, questa volta tra l’altro facendo meno coda del solito. Dalla tour siamo tornati a casa a piedi, percorrendo tutti gli Champs Elysées nella vana ricerca dell’installazione di Jeff Koons, che non abbiamo trovato!

Jeff Koons, Bouquet of Tulips

Ci concediamo una buona birra alla Cave St. Gilles, dove l’accompagnano con deliziose olive, e dove, mentre sorseggiamo, si scatena una ramata d’acqua potentissima, e bella da vedere dalla nostra comoda postazione all’aperto, ma riparata. E ora le valigie …

3 ottobre

23 volte a Parigi, ma non li dimostra

L’arrivo ormai è standard: apertura casa e valigie, spesa, cena leggera

4 ottobre

Prima di tutto la spesa, e siccome in Rue St. Antoine c’è il nostro orstricatìro di fiducia, comperiamo moules de Bouchot. e gamberi grigi per la cena

Portiamo tutto a casa e ripartiamo per il Beaubourg, dove c’è un’unica mostra dedicata a Francis Bacon: Bacon en toutes lettres.

Non è un autore dei più facili: la bellezza cromatica dei suoi dipinti si confonde con le forme indefinite dei corpi, i rimandi alla carne che invecchia e muore, le linee sempre al limite della comprensione razionale. Ma i suoi dipinti hanno un innegabile fascino attrattivo, e bisogna a un certo punto ammettere che la realtà come Bacon la vede non è così distante da quella che vediamo noi, sebbene riconosciamo forme completamente diverse. Del resto l’autore confessa di ispirarsi alla letteratura, e a un numero definiti di autori noti (Eschilo, Conrad, Thomas Eliot, Bataille) per trovare la creatività con cui sviluppare i suoi lavori.

La visita, come sempre, è molto ampia e porta via alcune ore, ma è l’unica allestita in questo momento nel museo, dove sono in corso profondi lavori di ristrutturazione.

Non è nè presto nè tardi: continuiamo sulla Rive Droite fino al negozio di Fauchon, per la consueta scorta. Delusione! L’impostazione del negozio è molto cambiata, il personale scarseggia, così come scarseggiano i nostri prodotti preferiti. Ci accontentiamo di due qualità di té, ma finiamo la spesa vicino a casa, da Marriage Frères , dove l’atmosfera di vecchia casa da té è invariata e forse invariabile.

Sono quasi le 18, rientriamo a casa, e il tempo ci vuole tutto per preparare il sugo di muscoli e i gamberi, ma ne vale la pena: cena eccezionale.

Stasera arrivano Davide e Alessandra

5 ottobre

La mattina è leggermente piovosa. Dopo un po’ di spesa, visitiamo il Museo Arts et Métiers.

All’interno di una bella costruzione d’epoca e adiacente alla chiesa di Saint-Martin-des-Champs, il museo presenta una ricchissima collezione di oggetti e modelli che propongono la storia della scienza dagli albori a oggi. Materiali, energia, meccanica, costruzioni, trasporti e comunicazione, per ognuno di questi soggetti, declinati nei dettagli, è possibile vedere esempi, spiegazioni e rappresentazioni filmate o ricreate, dettagli di come le numerose invenzioni nate dalla creatività artigianale, siano diventate nel tempo le comodità di cui viviamo oggi.

Macchine volanti preludono agli aerei, mentre ingombranti veicoli e carrozze erano già dotate di un motore in grado di farle muovere autonomamente.

Un gigantesco calcolatore è il papà dei nostri piccolissimi cellulari e computer.

Gli affascinanti telai di legno a scheda perforata erano già capaci di creare motivi e disegni bellissimi.

Meno intuitiva, per me, ma altrettanto affascinante è tutta la storia dell’energia, dai primi impulsi elettrici alla pila, fino a quello che oggi muove quasi qualunque cosa, per finire con un modello che racconta come funziona l’energia nucleare e, finalmente, quella solare.

A Lavoiser, padre della chimica, è dedicata una stanza, dove è stato ricostruito un modello del suo laboratorio.

Infine, tutte le applicazioni dell’elettronica e della trasmissione senza fili, da applicare alle immagini (microscopio), alla televisione, al nostro quotidiano.

Non mancano esempi dove la creatività scientifica si sposa con quella artistica, per diventare preziosa ceramica o i meravigliosi vasi in vetro di Gallé.

E’ magnifico prendere coscienza di come la realtà sia molto più versatile, molto meno rigida di come appare a prima vista, noi per primi forse.

Nella parte finale si affaccia l’ecologia, in particolare una sezione dedicata agli imballaggi: la loro importanza, il cambiamento che hanno generato, e la necessità di rivederli, più che ridurli, oggi.

Ma alla fine, il momento più entusiasmante è stato quello dedicato alla dimostrazione della rotazione terrestre, grazie al Pendolo di Faucoult.

Una sfera di cinque chilogrammi pende da un lunghissimo filo agganciato alla cupola dell’abside della chiesa. Il pendolo oscilla su un piano dove, in precisa posizione, sono stati posizionati dei cilindretti di piombo. Man mano che le oscillazioni proseguono, il pendolo colpisce e fa cadere, gradatamente, tutti i cilindretti. Il peso dondola sempre secondo lo stesso asse, ma il piano sotto lentamente si sposta, e i cilindri entrano in collisione.

Il pubblico di bambini è totalmente affascinato, ma lo sono anch’io!

Lasciamo il museo per incontrate Silvia e Giordano. Li raggiungiamo in rue du Roi de Sicilie, davanti alla libreria italiana. Ci avviamo per una passeggiata lungo rue de Rivoli. E’ sabato pomeriggio, i marciapiedi sono affollatissimi, e così il traffico. Ci rifugiamo sulla terrazza dei Magazines Samaritaine, da poco riaperti e restaurati, per un caffè di gran lusso.

Li lasciamo per tornare a casa e prepararci: stasera cena a La Coupole, a festeggiare un compleanno! Cena squisita, vino ottimo, ambiente frizzante, accogliente e molto parigino, e rientro con calma a piedi costeggiando i Jardins du Luxembourg e il Quartiere Latino.

C’è la notte bianca, la città è in festa, con noi.

6 ottobre

La domenica parigina comincia sempre con la spesa dall’ostricaro di fiducia, dal boulanger preferito e con un giro al mercato di Blv Richard Lenoir. E siccome di domenica si ha poca voglia di organizzare, è anche bello gironzolare per il quartiere, fare un po’ di shopping e scoprire dove è successo il terribile fatto di Charlie Hebdo.

Al pomeriggio non si fa molto, perchè aspettiamo a cena Silvia e Giuliano, e bisogna preparare. La serata passa poi con davvero molta allegria, buon cibo, buon vino e champagne.

7 ottobre

Stamattina ci sta una capatina alla Libreria Shakespeare, un posto sempre gradevole da visitare perchè non è mai uguale. Riesco anche a comperare un libro da regalare: To kill a mockingbird, una lettura indispensabile.

Nel pomeriggio andiamo a Montmartre, un po’ per incontrare Silvia e Giuliano ai quali dobbiamo lasciare un piccolo regalo, un po’ per fare un giro di shopping al Surplus di APC, e molto per rivedere la collina, non tanto la parte turistica concentrata su Place du Tertre, quanto il versante posteriore, con il museo Montmartre, la Maison Rose, e la vigna pronta per la vendemmia, rossa o oro.

Torniamo a piedi con una bellissima passeggiata, dove ci fermiamo solo per una breve visita alla chiesa di St. Laurent, antichissima per fondazione e ovviamente molto rivisitata, ma con alcuni elementi di pregio: qualche vetrata colorata, le chiavi di volta pendenti, un magnifico pulpito in legno istoriato.

Serata tranquilla e anche un po’ dietetica.

8 ottobre

Piove, e pioverà tutto il giorno, le previsioni difficilmente sbagliano. Ma non piove così forte da costringerci da fermarci in casa. Andiamo a visitare le Serres d’Auteuil, uno spazio dedicato alla coltura di piante provenienti da tutto il mondo.

Il viaggio è abbastanza lungo, le serre sono dall’altra parte di Parigi rispetto a casa nostra, ma ne vale pienamente la pena, anche con il tempo grigio.

Entriamo in un parco magnifico, percorso da viali dove svettano alberi secolari, e dove i prati si alternano a cespugli fioriti, arbusti verdi e rigogliosi, spazi aperti ben organizzati. Tra i viali, le serre in struttura di ferro e vetro, ancora con le loro linee ottocentesche, quasi tutte visitabili per godere della bellezza e della ricchezza delle piante esposte, raccolte secondo la specie, la zona di provenienza, le affinità.

Un altro corridoio è percorso da serre moderne, dotate di strumentazione tecnologica per controllare acqua, temperatura e umidità, dove sono raccolte le piante più rare provenienti dalle aree più calde del mondo.

Un bel gruppo di giardinieri svolge il suo lavoro, ed è gentilmente a disposizione per ogni quesito, mentre qua e là tavolini attrezzati, anche al coperto, permettono un minuto di riposo.

La sensazione di vivere immersi nella natura, lontani dai rumori e dal caos del traffico, peraltro non lontano, è particolarmente piacevole e invita a non affrettarsi.

La storia di queste serre supera i cento anni e, sebbene per un periodo un po’ trascurate, oggi sono di nuovo pienamente valorizzate e si preoccupano di far crescere tutte le piante che verranno usate per abbellire i parchi di Parigi.

Un po’ a malincuore ci allontaniamo, passando però dalla Square du Poets, un parco adiacente di grande bellezza e pulizia, dove i percorso sono intervallati da testi poetici incisi sui sassi.

E’ ora di tornare verso casa. Visto che ci aspetta una cena molto parca, facciamo merenda con hot dog e bagel, e un lungo, ampio giro per il Marais che dopodomani dovremo salutare

9 ottobre

Potevamo lasciare Parigi senza una visita alla Dame de fer? Ovviamente no, e abbiamo rispettato il nostro rito di salire a piedi fino a secondo piano, questa volta tra l’altro facendo meno coda del solito. Dalla tour siamo tornati a casa a piedi, percorrendo tutti gli Champs Elysées nella vana ricerca dell’installazione di Jeff Koons, che non abbiamo trovato!

Ci concediamo una buona birra alla Cave St. Gilles, dove l’accompagnano con deliziose olive, e dove, mentre sorseggiamo, si scatena una ramata d’acqua potentissima, e bella da vedere dalla nostra comoda postazione all’aperto, ma riparata. E ora le valigie …

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