Una giornata di fine estate in Piemonte

Sono gli amici di sempre, quelli che “dai, facciamo qualcosa” e, senza sforzi, si organizza una giornata bella sotto tutti i punti di vista.

Santa Maria di Vezzolano
Il punto di contatto è un anonimo autogrill in autostrada, la prima vera tappa è l’Abbazia di Santa Maria di Vezzolano. Le prime notizie di questo luogo di culto risalgono all’XI secolo, come Canonica dell’ordine regolare di S. Agostino. La chiesa era evidentemente molto attiva, come testimoniano la ricchezza di donazioni risalente a quegli anni, ma ebbe il suo massimo sviluppo tra il XII e il XIII secolo. Seguì un lento declino che si protrasse fino al 1800 quando, sotto Napoleone, fu ridotta a cappella campestre della parrocchia di Albugnano. Oggi è considerata un gioiello architettonico curato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
Il complesso ecclesiale è immerso nella campagna, in mezzo a boschi di querce e pioppi. La facciata si presenta maestosa, con tre ordini di logge e sculture disposte in schema gerarchico.

Santa Maria di Vezzolano

Al centro, in un’ampia bifora, la statua del Cristo benedicente tra gli Arcangeli Raffaele e Michele.
Nell’ordine superiore, due serafini appoggiati a due ruote sono sovrastati dal busto di Dio Padre.
Bellissima è la lunetta che sovrasta il portale d’ingresso, l’Annunciazione: la Vergine è seduta in trono mentre lo Spirito Santo, in forma di colomba, le parla all’orecchio.

Santa Maria di Vezzolano, Annunciazione
L’interno presenta la pianta basilicale, con pareti in arenaria e mattoni. Appena superato l’ingresso si viene catturati dalla vista del Pontile, realizzato in arenaria grigia del Monferrato dipinta, ed è costituito da una serie di cinque campate di archi a sesto acuto retti da colonnine in pietra con capitelli fogliati: un doppio registro di bassorilievi policromi raffigurano le scene della Dormitio, Ascesa al cielo ed Incoronazione della Vergine, e dalla serie degli antenati della Vergine assisi e recanti in mano un cartiglio con il proprio nome.

Santa Maria di Vezzolano
L’eccezionalità del valore artistico di questa opera – cui contribuisce anche la preziosità delle coloriture, con l’uso del costoso lapislazzuli proveniente dalle montagne del Caucaso (per il manto della Vergine e del Cristo) – induce a supporre un committente di grande autorevolezza (forse l’imperatore Federico Barbarossa). La verifica della originalità delle coloriture, mai ridipinte, che il restauro del 2003 ha messo in luce rimovendo lo strato di sporco che le appannavano, indica questa opera come un rarissimo esempio di scultura policroma medievale.
Superato il Pontile, ci si affaccia alla navata, dove l’attenzione è attratta dalle sculture che ornano l’altare. Sotto un pizzo di legno lavorato, una terracotta policroma raffigura la Vergine e il bambino con, ai lati, S. Agostino e Carlo VIII in ginocchio.Santa Maria di Vezzolano, altare
Santa Maria di Vezzolano, affreschi del chiostroIl chiostro, lussureggiante di verde e di fiori, presenta alcuni affreschi ancora in fase di recupero: si riconoscono i tratti medioevali della devozione rivolta alla Madonna, a Cristo e ai Santi.
La visita prosegue con un intermezzo scientifico: in una piccola sala è possibile visionare come la chiesa di Vezzolano, e in generale tutte le chiese dell’epoca, fosse stata costruita secondo precise indicazioni astronomiche, che permettevano l’ingresso della luce all’alba in determinati periodi dell’anno.
Infine, dietro alla chiesa c’è un ricco frutteto di mele, tante varietà di mele, molte delle quali non più presenti sui nostri mercati. Con una piccola offerta è possibile averne un sacchetto per gustarle fresche e apprezzare le differenze.


Da Vezzolano raggiungiamo Piea, un piccolo paese della provincia di Asti dove si trova un magnifico castello, oggi residenza privata, visitabile su appuntamento.
Ci accoglie la padrona di casa, una bella signora molto cordiale che sembra perfettamente a suo agio nel vivere in una dimora storica costruita intorno all’anno Mille come fortezza, e trasformata in dimora gentilizia nel 1700.Castello di Piea


Entriamo in un corridoio con i ritratti di alcuni dei proprietari precedenti del castello, e insieme visitiamo le stanze del pianterreno, arredate con mobili d’epoca ancora in funzione.
Un magnifico scalone realizzato su progetto di Filippo Iuvarra ci conduce al primo piano. Qui la bellezza è ovunque, dai magnifici soffitti affrescati nel 1762 dai pittori Bernardino Fabrizio e Giovanni Galliari, ai lampadari in vetro di Murano, con decori e intrecci esclusivi creati per il castello.
Da un balcone possiamo ammirare il giardino all’italiana, perfetto per cerimonie e matrimoni, ma tutto il parco intorno è ricco di alberi secolari e piante fiorite.

 


È ormai ora di pranzo: scegliamo la trattoria Tre Colli a Montechiaro d’Asti. Il locale ha una gestione totalmente femminile, e la sala da pranzo, all’aperto se pure al coperto, ha una splendida vista sulle colline del Monferrato. Purtroppo non assaggiamo il tartufo, specialità della casa, in quanto pare che la stagione non sia ancora giunta. Mangiamo comunque molto bene, specialità piemontesi preparate quasi esclusivamente con i prodotti locali.

ristorante
Ci spostiamo ad Asti, il cuore del Monferrato, città elegante e tranquilla che ancora conserva profondamente il valore delle sue tradizioni. Arriviamo durante la manifestazione della Douja d’Oro, concorso enologico dedicato ai migliori vini del territorio: in città sono numerosi gli stand dove è possibile degustare i vini in concorso.
Visitiamo subito la Collegiata di San Secondo, nel cuore della città, intitolata al Santo Patrono. La chiesa si affaccia sull’ampia piazza, alla quale rivolge la facciata in stile romanico-gotico. L’interno è sobrio e austero, con il prezioso coro in legno, i cui stalli intagliati risalgono al XII secolo.

Asti, Collegiata di San Secondo

asti vicolo

 

Ci avviamo lungo la via Vittorio Alfieri, snodo principale della città medievale, sulla quale si affacciano numerosi vicoli, in questo periodo rallegrati da decorazioni appese in omaggio alla buona cucina.
Sulla stessa via non mancano i palazzi prestigiosi ricchi di storia e oggi sede di istituzioni. Tra tutti la casa natale di Vittorio Alfieri, oggi sede del Museo Alfieriano.

 

 

Ci fermiamo alla Cattedrale, dedicata a Santa Maria Assunta, con una bella facciata semplice, nello stile romanico-gotico, ma impreziosita nelle pareti laterali da magnifici portali e finestre a ogiva incorniciate da lavorazioni preziose in cotto e arenaria, tali da rappresentare uno degli esempi più significativi del gotico lombardo.

 

Asti, Cattedrale


Abbiamo la fortuna di trovare aperta la cripta e museo di S. Anastasio, “dove si trovano testimonianze archeologiche che risalgono dal I – II secolo d.C. fino all’inizio del ‘900. Sono visibili resti di pavimentazione del foro romano, tracce di abitazioni, tombe risalenti al VII – X secolo, il muro di fondazione della prima chiesa di Sant’Anastasio (VII secolo), resti della successiva chiesa romanica, e una parte del muro perimetrale della chiesa seicentesca barocca demolita nel 1907. Le testimonianze archeologiche, presenti nella parte ovest del museo vanno dal I-II secolo d.C. fino all’inizio del ‘900.

La chiesa di Sant’Anastasio faceva parte dell’omonimo monastero femminile benedettino documentato già nel 1008, ma di probabile origine longobarda, che fu per secoli non solo centro di spiritualità, ma potenza economica e politica per suoi vasti possedimenti fondiari e per legami con l’aristocrazia astigiana, da cui provenivano di solito le sue badesse. Nel periodo napoleonico, fu privatizzato e acquistato dai conti Cotti Ceres, che lo donarono, nel 1835, al comune di Asti che lo utilizzò per attività didattiche fino alla demolizione del 1907. Molto suggestiva è la cripta della chiesa risalente al XI-XII sec, a pianta basilicale con tre navate con volte a crociera, in cui si possono ammirare colonne e capitelli di recupero di età romana e altomedievale. Nella parte est del museo sono conservati elementi lapidei appartenenti al sito di S. Anastasio, pietre cantonali e stemmi provenienti da casseforti e palazzi signorili della città ed altri reperti risalenti prevalentemente al periodo tra VIII e XVI secolo” (Wikivoyage.org).


L’ultima tappa della nostra passeggiata, prima dei saluti, è dedicata al bel complesso di San Pietro in Consavia, ormai ai margini della città. Si compone di quattro edifici, dove la parte più antica è la Rotonda del Santo Sepolcro, copia del luogo santo dedicato a quei fedeli che non potevano permettersi un viaggio in Terrasanta. “L’edificio in mattoni e arenaria, esternamente ha un perimetro poligonale, mentre all’interno è a pianta circolare, con un vano centrale circoscritto da otto colonne, con capitelli cubici ad angoli smussati, collegate tra loro da archi a tutto sesto. Fu adibito a battistero solo alla fine del XIII sec: al centro della Rotonda vi è un fonte battesimale marmoreo di fattura cinquecentesca. A questo primo edificio, si aggiunse tra XIII e XIV, una chiesa composta da tre corpi di fabbrica, disposti ad “U” a formare un chiostro interno, suddiviso in Ospedale dei Pellegrini e Casa Priorale. Nel XV sec vi fu un nuovo ampliamento con l’aggiunta di un edificio a pianta quadrata sul lato orientale, la cappella di San Pietro in Consavia, detta anche cappella Valperga dal nome del committente, con volta a crociera decorata da un complesso apparato di formelle figurate in cotto, il più ricco esempio di questa tecnica ornamentale conservato ad Asti” (Wikivoyage.org).
Ci salutiamo che è ancora chiaro, e con la soddisfazione di esserci riempiti gli occhi di cose belle, e il tempo di piacevole compagnia.

amiche

Venezia, Tintoretto e la Biennale di Architettura 2018

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26 settembre – Siamo ospiti di Danila e Paolo, e arriviamo a Venezia in macchina. La giornata è bellissima, soleggiata. Ci sistemiamo velocemente, poi subito fino alle Zattere per godere lo spettacolo del tramonto.

Raggiungiamo il teatrino di palazzo Grassi per la rappresentazione della  performance di Gilbert & George, The Singing Sculpture. Durante il filmato, gli artisti spiegano il loro modo di fare arte, attraverso le parole, per raggiungere il più alto numero di persone possibile, senza distinzione di ceto sociale. The Singing Sculpture, tenutasi durante l’inaugurazione della galleria di Ileana Sonnabend a New York, è una metafora della vita dell’uomo medio, che trascorre il tempo ripetendo all’infinito gli stessi gesti: alzarsi, andare al lavoro, rientrare, dormire … La vera sorpresa è la presenza in sala dei due artisti, che raccontano l’episodio e la genesi del filmato. Una grande emozione conoscerli! Poi cena a casa, in piacevole compagnia

27 settembre – La giornata è bella, luminosissima, fresca. Ci inoltriamo nelle calli e passiamo davanti a Palazzo Mocenigo, al quale dedichiamo una visita.

E’ una dimora antica, che mantiene ancora i fasti del 1700. Appartenuta in ultimo alla famiglia Mocenigo, imparentata per matrimonio con i Correr, diventa di proprietà dello stato alla morte dell’ultimo discendente. Oggi si propone come esempio di dimora patrizia veneziana del XVIII secolo, e come museo storico della moda e del profumo.

Si accede in un grande cortile e da lì, attraverso uno scalone, si arriva al salone di rappresentanza, grande, ricco di tele raffiguranti i membri della famiglia nei loro costumi più prestigiosi, con una bella vetrata policroma affacciata sul canale. L’aspetto più interessante si trova nelle stanze che circondano totalmente il salone, nelle quali è possibile ammirare soffitti affrescati, antichi vetri di Murano in servizi e collezioni, tessuti preziosissimi intrecciati con oro e argento, ricami di Burano, e arredi d’epoca. Le stanze sono tappezzate con una splendida tappezzeria in seta rossa e dorata, così come le tende, e separate da magnifiche porte in radica.

In alcune stanze sono esposti modelli di abiti d’epoca, impreziositi da ricami originali e di estrema precisione, una collezione di gilet maschili, e una biblioteca dedicata ai tessuti.

pl mocenigo gilet

L’ultima parte della visita è invece dedicata ai profumi, e dopo l’esposizione di macchinari, vetri e alambicchi per l’estrazione delle preziose essenze, c’è una piacevole parte interattiva dove è permesso annusare varie sostanze odorose, per riconoscerle e declinarle in profumi: un grande tavolo espone in bell’ordine semi e spezie, un altro propone bottiglie con oli essenziali di varia profumazione, da sperimentare liberamente. Intorno, collezioni di raffinate bottiglie e contenitori in vetro. Una festa per i sensi.

pal mocenigo profumi

Usciamo da palazzo Mocenigo e continuiamo la passeggiata fino al ponte di Rialto, dove facciamo la spesa di pesce fresco e frutta al mercato. Da qui rientriamo a casa per il pranzo, composto da pesce spada, baccalà mantecato, pomodori, frutta e pasticcini.

Il pomeriggio è interamente dedicato alla stupenda mostra del Tintoretto nel 500esimo anniversario della nascita. Le opere del Tintoretto sono esposte in numerose chiese di Venezia, quindi sempre visibili, ma la mostra ci accompagna in un percorso tematico che bene aiuta a capire sia la tecnica che la personalità di questo straordinario pittore. Come tutti i grandi, non somiglia a nessun altro, sia nella pennellata che nell’interpretazione dei soggetti, ma ben si comprende la maestria del genio.

La mostra è assai ampia, tanto che ci resta solo il tempo per dare un’occhiata veloce alla Scala Contarini del Bovolo prima di recarci al ristorante Antico Calice, dove chiuderemo in bellezza.  La buonanotte arriva dalla piazza San Marco illuminata.

28 settembre – Pensavamo sarebbe stata una visita molto più veloce, invece c’è voluta quasi tutta la giornata per visitare la mostra Homo Faber, alla fondazione Cini sull’Isola si San Giorgio. La visita è completamente gratuita, incluso il traghetto che ci porta dall’altra parte della laguna. In modi diversi e con gli esempi più svariati, la mostra celebra il design artigianale di tanti artisti italiani e stranieri: dal tessuto alla carta, dalle corde al cuoio, dalle piume al vetro sono tanti gli interventi di altissimo livello che permettono di capire un lavoro oggi un po’ controcorrente, fatto di gesti unici e sapienti, indifferenti al passare del tempo

All’interno dei giardini troviamo il Padiglione della Santa Sede, dove insolite sculture di architetti diversi cercano di ridisegnare la Chiesa in termini nuovi, con diverse metafore sul rapporto tra Chiesa e chi con difficoltà si avvicina e si porge verso di lei.

Verso metà pomeriggio rientriamo a casa per un breve riposo, poi ripartiamo con il solito entusiasmo per fare un giro nel ghetto. Dopo aver ammirato le belle case che si affacciamo sul canale, ci spostiamo al di fuori e ci concediamo uno spritz davanti al tramonto, sul canale di Cannaregio.

Rientriamo a casa per cena e ci rilassiamo così tanto che non usciamo più

29 settembre – La giornata di oggi è interamente dedicata alla Biennale di Architettura 2018

Le curatrici Yvonne Farrell e Shelley McNamara, irlandesi, hanno chiamato questa edizione Freespace, e ne hanno pubblicato il manifesto con un anno di anticipo, per dare tempo e modo ai partecipanti di aderire nel modo migliore al messaggio. Freespace è spazio libero, ma anche spazio gratuito, e proprio in questa direzione vogliono andare tutti i progetti, impostati a una visione di grande generosità e altissima attenzione al sociale.

La prima parte della visita si svolge ai Giardini, la nostra guida si chiama Alice, molto brava e appassionata.

Entriamo nell’ingresso di quello che è nato come il Padiglione Italia, affrescato da Galileo Chini, e siamo già nella prima installazione: il pavimento è rivestito di piastrelle preparate a mano, una per una, colorata con le tonalità del soffitto. Specchi inclinati alle pareti permettono di vedere insieme questi due elementi, per apprezzare l’armonia cromatica.

La prima stanza è dedicata a giovani architetti, o studi di architettura, irlandesi, e i progetti proposti, pur nuovi, riprendono stili abitativi della tradizione, rivisitati secondo il particolare più suggestivo. L’architettura di oggi, o del futuro, non può prescindere dalle esperienze passate.

Nella stanza vicino i cinesi Amateur Architecture Studio presentano la loro proposta per recuperare un quartiere popolare e degradato, che lo stato vuole demolire, creando così moltissimi senzatetto.  Il progetto prevede la rivalutazione degli spazi comuni, per incentivare gli abitanti a una maggiore attenzione al loro ambiente e a uscire dal degrado.

La passeggiata continua attraverso il delizioso giardino di Carlo Scarpa, il minimalismo che diventa arte con l’aiuto della natura: il suono dell’acqua, i movimenti prodotti dal vento, il colore del rampicante sulla parete che incomincia a rosseggiare.

Lo studio francese Lacaton & Vassal propone l’ampliamento di abitazioni degli anni ’70 con terrazzi in parte chiudibili, per allargare gli spazi e renderli più comodi e più in linea con le esigenze dei proprietari. Sono loro a dare una bella definizione di Freespace nelle abitazioni: quello spazio che spesso non viene richiesto, ma che si rivela indispensabile.

Dall’India, un progetto per un edificio dove lavorano impiegati di concetto, decorato con le piante di un giardino verticale, curato da persone di una casta inferiore a quella degli impiegati. Gli architetti prevedono l’installazione di vetri trasparenti che permettano a impiegati e giardinieri, appartenenti a caste diverse, di creare una relazione tra loro, e un livellamento nella posizione lavorativa.

Un progetto premiato si è preoccupato di recuperare gli spazi di un ex ospedale psichiatrico in modo da farlo diventare un luogo aperto e pieno di luce, ma che comunque tiene conto delle esigenze mediche dei ricoverati

Un prefabbricato a Los Angeles, costruito sopra un centro commerciale e composto da piccoli appartamenti tutti identici, ha permesso di dare un’abitazione a un gran numero d senzatetto.

Infine l’Atelier Peter Zumthor è presente con diversi modelli in scala, tutti molto originali e di grande bellezza, e tutti realizzati con materiali naturali e nel rispetto dell’ambiente.

Usciamo per visitare alcuni dei padiglioni stranieri. Iniziamo da Svizzera 240, vincitore del Leone d’Oro per la migliore partecipazione nazionale. Il progetto si presenta con la visita diretta di un’abitazione completamente fuori scala: cucina piccolissima o enorme, finestre altrettanto sfalsate. Tutto questo per spiegare l’abitudine, in Svizzera, di presentare le case senza riferimenti di misure e dimensioni, creando confusione negli acquirenti.

Il padiglione del Venezuela è interessante perchè disegnato da Carlo Scarpa.

La Germania propone Unbuilding Walls: tanti pannelli da un lato neri, a ricordare le porzioni in cui il Muro è stato diviso, e dall’altra con le immagini della trasformazione delle varie zone di Berlino dopo il 1989. Il Muro di Berlino è stato in piedi per 28 anni, e ne sono passati proprio altri 28. Non sapremo mai come sarebbe stata la Germania se non fosse stata divisa, ma tutt’oggi l’integrazione non è completata. Il Padiglione offre anche una panoramica di testimonianze da persone che vivono in altri Paesi dove c’è un qualche muro divisorio.

I Paesi Nordici sono attentissimi all’ambiente: nel loro padiglione crescono alberi veri che sfondano il soffitto, e vi sono isole gonfiabili piene di aria e acqua per invitare l’uomo a vivere un maggiore contatto con la natura, a una maggiore vicinanza con la semplicità di una vita in armonia con i ritmi naturali.

Infine, la Gran Bretagna si propone con una serie di stanze vuote: Freespace e no muri!.

Nel pomeriggio la visita continua all’Arsenale. Il lungo corridoio, oltre 300 metri, delle antiche corderie, offre diversi spunti di grande interesse

Si comincia con Niall Mcaughin Architects, che simulano i ritmi della luce in un’abitazione evocando il tempo che passa, il movimento della terra e la diversa intensità della luce durante il giorno e la notte

Mario Botta confronta studi di edifici con disegni dettagliatissimi di insetti, per spiegare la tecnica dell’architetto, che deve imparare a guardare, vedere, osservare, dedurre.

30 settembre – Nonostante ci si passi davanti quasi ogni giorno, non siamo mai entrati in san Rocco nè alla Scuola Grande a lui dedicata. Le “scuole” a Venezia, corrispondono alle confraternite. Sul percorso incontriamo il magnifico arco d’ingresso alla Scuola di San Giovanni Evangelista. La chiesa è un palcoscenico per quattro grandi teleri del Tintoretto, che occupano buona parte delle pareti della chiesa. Ma è la visita alla Scuola Grande di San Rocco a incantare: l’ingresso è maestoso, immenso, con alcuni interventi del Tintoretto, tra cui una intensa Annunciazione.  Saliamo il sontuoso salone, dove ci fermiamo un momento ad ammirare una stupenda, quieta, contemplativa Annunciazione di Tiziano,  e ci troviamo nella sala centrale, dove tutti gli interventi pittorici si devono a Jacopo Robusti, detto il Tintoretto.

Il pittore, nel 1564, aveva ricevuto la committenza dai confratelli della Scuola per un lavoro che lo avrebbe impegnato a lungo negli anni, e che gli permetteva di mettere in luce la sua tecnica straordinaria, con la quale faceva vivere e respirare i suoi personaggi. Scene dell’antico testamento si susseguono sul soffitto e sulle pareti, ognuna con una sua identità, tutte vibranti di energia e verità. La sala è anche palcoscenico per altre decorazioni, come le lampade in vetro opalescente e una parete di sculture in legno che rappresentano figure umane di diverse identità, inserite all’interno di una fittizia biblioteca.

Lasciamo la Scuola Grande di San Rocco per dirigerci oltre il Canal Grande, verso la Scuola Grande di San Marco. Raggiungiamo la grande piazza che ospita il perfetto monumento equestre di Bartolomeo Colleoni del Verrocchio, per entrare nel magnifico edificio dove ha sede, oggi, l’Ospedale San Giovanni e Paolo.  L’interno è maestoso, con un bellissimo chiostro fiorito, vetrate colorate di vetro di Murano e affreschi di soggetto toccante. Ci spostiamo poi nella Chiesa di Sa Giovanni e Paolo, che possiamo visitare molto meticolosamente grazie a una guida messa a disposizione dalla chiesa stessa. Ci troviamo nel mausoleo dei Dogi di Venezia, i cui monumenti funebri in marmo ne ricordano le gesta.

Ma non c’è solo una carrellata di monumenti statuari e tombe di marmo: la chiesa propone anche un polittico di Giovanni Bellini dedicato a San Vincenzo Ferrer, e numerose altre opere preziose.

Rientriamo verso casa, con grande tranquillità, godendoci i passaggi nelle calli e sui ponti, osservando il colore dell’acqua piena di riflessi, i lenti passaggi delle gondole, i balconi fioriti e i palazzi meravigliosi che si riflettono nell’acqua,

Vicino a Santa Maria Formosa scopriamo una libreria affollatissima, piena di libri vecchi e nuovi, dedicati a Venezia e non, in tutte le lingue del mondo, con all’interno una gondola vera che fa da contenitore per altri libri, e scalette esterne fatte sempre di libri.

Siamo ormai a metà pomeriggio. C’è il tempo per una lunga passeggiata fino quasi al porto, per godere sempre di Venezia nella sia intimità, e uno spritz in Campo Santa Margherita.

1 ottobre – Il rientro a casa è reso più gradevole grazie a una sosta gastronomica a Soave, deliziosa cittadina connotata dal castello Scaligero. Dove pranziamo e beviamo benissimo all’Enoteca del Soave.

(26 settembre – 1 ottobre 2018)