Salento, il tacco d’Italia

(25 giugno – 3 luglio 2012)

25 giugno – Dopo una comoda oretta di volo da Linate, eccoci a Brindisi, aeroporto del Salento!

Il meraviglioso cielo blu ci dà il benvenuto in questa terra luminosissima. Affittiamo una Panda e ci dirigiamo subito a Lecce, prima tappa, dove alloggeremo nel bed&breakfast di Palazzo Rollo. E’ una splendida dimora del 1700 con una fresca corte interna, nella quale un grande appartamento è stato adattato all’accoglienza. Il risultato dà la sensazione di abitarvi stabilmente, in quanto non si entra in una fredda reception ma, con chiavi di cancelli e di portoni, si accede all’anticamera, salotti, cucina. La nostra camera affaccia proprio sul cortile tappezzato di verde, e il grido delle rondini diventa la colonna sonora di tutta la vacanza.

L’arredamento è curato, ovunque vi sono libri e riviste a disposizione, i salotti sono aperti per un momento di relax, e in cima al palazzo una terrazza fiorita permette di vedere i tetti della città e il campanile del Duomo.

Ci avviamo subito alla scoperta di Lecce e del suo caratteristico barocco, la cui estrema eleganza si spiega nell’equilibrio della ricca decorazione. E’ uno stile decorativo realizzato grazie alla “pietra gentile”, caratteristica del posto, che ha tonalità calde variabili, secondo la luce, dal bianco avorio, al giallo tenue, al rosa. Intorno al XVIII secolo architetti e decoratori hanno rivisto i palazzi già presenti in città, e li hanno arricchiti con decorazioni morbide e particolari, e non c’è palazzo, pur piccolo, che non abbia una porta, una finestra resa unica da questo stile.

Il nostro hotel si trova in via Vittorio Emanuele II: da qui ci avviamo, costeggiando il Palazzo dei Teatini e poi la chiesa di Santa Irene, verso la piazza Sant’ Oronzo, patrono di Lecce, dove ci sediamo ai tavolini del bar Alvino e assaggiamo le prime specialità: pasticciotto e caffè in ghiaccio con latte di mandorla. Da questa posizione possiamo già ammirare l’Anfiteatro Romano e il Sedile, dove è conservato un antico orologio. Qui si affaccia anche il Palazzo Carafa, sede del Municipio. La nostra passeggiata prosegue negli stretti vicoli, irrorati di luce grazie al tempo bellissimo e alla luminosità della pietra di cui sono rivestiti i palazzi. Raggiungiamo il Teatro Romano e ci perdiamo nei mille fregi, decori, sculture di cui ogni palazzo leccese è morbidamente arricchito.   

Rientriamo sulla via Libertini, dove sorgono le chiese di Santa Teresa, Sant’Anna e del Rosario, o San Giovanni Battista, e raggiungiamo una delle porte della città, la porta Rudiae.

Rientriamo dentro le mura e finalmente raggiungiamo la piazza del Duomo, superba nella sua perfezione architettonica. Visitiamo il Duomo, reso particolare dalle due facciate, che presenta all’interno altari in pietra leccese, ma è la visione d’insieme della piazza, con le statue sulle balaustre all’entrata e il maestoso campanile, a essere davvero suggestiva. Il perimetro è formato dal Palazzo Vescovile e, di fronte, da abitazioni civili altrettanto belle, con terrazze aperte al cielo.

Riprendiamo a perderci nelle strette vie leccesi, incontriamo la sede dell’Università, poi proseguiamo verso Santa Croce. A fianco c’è il palazzo della Prefettura, installato all’interno dell’ex Convento dei Celestini, altro mirabile esempio dell’architettura leccese. E ancora su, verso la parte settentrionale della città, fino a Porta Napoli. Sul ritorno, visitiamo gli interni chiari e luminosi di Santa Croce, e di Santa Irene, patrona della città prima che al suo posto fosse dichiarato Sant’Oronzo.

All’imbrunire torniamo in piazza del Duomo, dove aspettiamo il calare del sole in mezzo ai voli delle rondini, e dopo cena facciamo ancora un giro nella suggestiva città illuminata. La cena è ottima, e abbondante, alla Braceria Libertini. Gustiamo pesce freschissimo e alcune specialità pugliesi a base di verdure.

E’ ormai buio, ma Lecce si mostra illuminata in modo affascinante: sulle facciate istoriate si rincorrono particolari illuminati e ombre suggestive. Ritorniamo a percorrere la via Libertini per ammirare ancora le facciate delle chiese e la piazza del Duomo, e finiamo la serata in piazza S. Oronzo, condividendo le abitudini dei leccesi.

26 giugno – La prima colazione è servita in una piccola sala da pranzo adiacente alla cucina, è semplice ma ben preparata.

Seguiamo il suggerimento della guida del Touring e ci avviamo subito verso la Porta Napoli: sulla strada facciamo tappa alla Chiesa del Gesù, una delle più belle della città, percorriamo la via Palmieri con le sue architetture residenziali settecentesche, come il Palazzo Marrese in piazza Falconieri.

Ancora una volta riconosciamo a questa città il merito di conservare al meglio i suoi gioielli. Arrivati a Porta Napoli, che conserva l’immagine dell’aquila bicefala, simbolo dell’impero asburgico, la attraversiamo, costeggiamo il cimitero per raggiungere il convento degli Olivetani, costruito nel 1180 per volere di Tancredi d’Altavilla: dopo aver ospitato diversi ordini monastici, oggi è una sede universitaria. La costruzione è interamente realizzata in pietra leccese, e da essa si accede alla splendida chiesa dedicata ai Santi Nicolò e Cataldo, ricca di affreschi dai colori vivi. Alla originale facciata normanna sono stati aggiunti, nel 1700, delicati decori barocchi, mentre la cupola è di ispirazione orientale. Splendida è la cornice attorno al portale, il cui decoro è ripreso intorno ad altre porte, oggi murate.

Rientrati in città, troviamo aperto per una mostra il convento di S. Anna. Visitiamo gli interni medievali, ma l’oggetto più stupefacente è un nodoso ficus secolare nel cortile interno. 

Riprendiamo a perderci piacevolmente per la città, fino al Castello di Carlo V, datato intorno al 1500. All’interno c’è il Museo della Cartapesta, interessante percorso che evidenzia i diversi stili degli artigiani che ancora si cimentano in questa particolare arte. Sempre all’interno del Castello visitiamo la curiosa Biennale del Salento.

Decidiamo di concederci un piccolo break, anche per il caldo torrido, e ne approfittiamo per uno spuntino con taralli freschi, squisiti, completamente diversi dalle insipide produzioni industriali. Riprendiamo rifocillati la nostra passeggiata, per visitare le ultime chiese che ancora non abbiamo approfondito: Santa Chiara con il soffitto in cartapesta e San Matteo con la sua insolita facciata. Rientriamo in hotel per prepararci per la cena, e facciamo un ultimo giro sulla terrazza panoramica, stavolta consapevoli di quello che stiamo guardando e della disposizione della città. La cena, squisita e molto soddisfacente, è da Le Zie, un ristorante tradizionale un po’ defilato ma buonissimo: la migliore parmigiana di melanzane della mia vita!

27 giugno – Al mare! Lasciamo Lecce e, circondati dagli ulivi, ci dirigiamo subito verso l’Adriatico, che ci stupisce per le scogliere a picco su un mare trasparente. Attraversiamo Torre dell’Orso e i suoi scogli “le due sorelle”, ci fermiamo pochi minuti a S. Andrea, passiamo nella zona dei laghi Alimini: nei punti più avanzati sul mare, resistono vecchie torri saracene di avvistamento, ne vedremo moltissime. Il colore dell’acqua varia dal turchese tenue al cobalto, con tutte le sfumature intermedie. E’ impossibile resistere, ci fermiamo a Porto Badisco per un bel tuffo.

Riprendiamo il percorso litoraneo, incontriamo Santa Cesarea Terme, e continuiamo fino alla grotta della Zinzulusa, che visitiamo. E’ interessante, ma non si discosta molto dalle altre grotte carsiche già viste.

La nostra giornata prosegue a Castro, paese suggestivo che alterna le piccole case bianche con il Castello costruito sulle rovine della rocca romana, e la Cattedrale, che riprende la pietra leccese. A fianco e all’aperto ci sono i resti di una chiesetta bizantina. Ci concediamo un caffè in ghiaccio e, dall’alto, ammiriamo Castro Marina e la sua bellissima insenatura: è particolarmente piacevole passeggiare per queste stradine adatte al passaggio pedonale, circondati dall’azzurro intenso del cielo e del mare e dal verde acceso dei pini, dove cantano le cicale.

Arriviamo a Otranto, nascosta dentro le mura difensive normanne che, al tramonto, si colorano di toni caldi. I raggi del sole arrivano ancora a illuminare gli edifici più alti, mentre una luce riposante si posa attorno e, per contrasto, rende il mare ancora più blu. Entriamo all’interno delle mura e passeggiamo tra i vicoli di Otranto, i più chic della zona, dove non mancano le firme prestigiose, mentre l’architettura è sensibilmente più semplice di quanto visto fino ad ora. Incontriamo la Cattedrale, chiusa a quest’ora, e ci spingiamo fino al Castello, infine ceniamo al Peccato Di Vino, consigliato dalle Osterie d’Italia e veramente ottimo. Ci godiamo Otranto by night, e per dormire ci appoggiamo a pochi chilometri, presso i ragazzi del B&B Vigne Vecchie di Casamassella, semplice, comodo, con una splendida piscina e, come scopriremo la mattina successiva, capaci di preparare una colazione ricca e squisita, con torte fresche e pasticciotti appena sfornati.

28 giugno – Completiamo la nostra visita a Otranto e rivediamo il Castello, ma soprattutto visitiamo il Duomo: dietro l’austera facciata, ingentilita solo dal rosone del 1400, si rivela un pavimento spettacolare, coperto da un mosaico la cui data di creazione è 1165. Concepito come una preghiera che unisce i miti dell’oriente e dell’occidente, forma un enorme albero della vita, e illustra alcune antiche leggende. Nella parte più vicina all’altare sono rappresentati i segni dello zodiaco. Si tratta di un capolavoro veramente spettacolare. Visitiamo la cripta a cinque navate, quindi torniamo all’esterno per completare la nostra visita. Vorremmo vedere anche la chiesa di San Pietro, di epoca bizantina, ma purtroppo è perfettamente impacchettata, in attesa di restauro. Passeggiando ancora per la città e approfittando della posizione sopraelevata, che permette di godere di scorci panoramici meravigliosi, raggiungiamo, in posizione meno centrale, la Cappella dei Martiri.

E’ il momento di avviarci verso il tacco estremo d’Italia. La prima tappa è Tricase, importante centro abitato: sul percorso incontriamo la secolare Quercia Vallonea, sotto la quale si dice abbiano trovato rifugio centinaia di cavalieri. L’abitato di Tricase è caratterizzato dalla bella Chiesa Matrice, con un bel pulpito barocco in marmo policromo, e dal Palazzo Gallone, oggi sede del municipio, con un gallo in mosaico che ne richiama il nome.

Torniamo al mare, torniamo a seguire la costa adriatica, le scogliere bianche a picco e il suo mare blu, fino a raggiungere Leuca. Il paese è carino, case bianche e una piccola spiaggia, ma la giornata è ancora lunga, quindi andiamo a fare un bagno nelle “Maldive del Salento”. Qui (Torre Vado, Marina di Pescoluse, Torre San Giovanni) il mare ha colori meravigliosi, ma la spiaggia è molto affollata, il fondo basso e un po’ paludoso, poco rigenerante. Facciamo comunque un bagno e ci scaldiamo al bel sole del Salento, prima di rientrare a Leuca. La serata sarà la più deludente del viaggio, con una sistemazione – Villa Ines – ben al di sotto delle aspettative, e una cena – Café do Mar – banale e poco gustosa. Pazienza, ci rifaremo!

29 giugno – Prima di lasciare Leuca visitiamo ancora la Basilica di Finibus Terrae, ci pare doveroso visto che siamo arrivati fin qui.

Ci dirigiamo ora verso nord, lungo il mar Ionio, e facciamo la prima tappa a Porto Selvaggio, o meglio Il Parco naturale regionale Porto Selvaggio e Palude del Capitano, una vasta area incontaminata e protetta, dove raggiungiamo la spiaggia dopo una lunga passeggiata in mezzo ai pini d’Aleppo. Ma ne vale la pena! L’area è molto vasta e meriterebbe più tempo, noi ne visitiamo solo una piccola parte, ma il bagno è meraviglioso, in mezzo alle rocce, nell’acqua incantevole, lontano da tutto.  La tappa di oggi è Gallipoli, un’isola agganciata alla terra solo da un sottile istmo, così che quanto di nuovo si vuole o vorrà costruire non può deturpare il nucleo originario. Ci fermiamo nel Palazzo Senape De Pace, una dimora del ‘500 splendida che apprezzeremo meglio domani.

Per adesso ci dedichiamo alle nostre escursioni, e cominciamo da Nardò, il maggior centro della provincia dopo Lecce, che fu normanna, sveva e aragonese. Qui ritroviamo il barocco e i colori di Lecce, e incontriamo subito il massiccio Castello degli Acquaviva. Ci inoltriamo verso l’elegante centro fino a piazza Salandra, dominata dalla guglia dell’Immacolata, e sulla quale si affacciano anche il Palazzo di Città in stile rococò e il Sedile settecentesco. Visitiamo la cattedrale, decorata con affreschi votivi risalenti al medioevo, e dove troviamo un bel Crocifisso nero in legno di cedro, di epoca bizantina. Sulla piazza c’è la fontana con la statua del toro che, si dice, con un colpo di zoccolo fece zampillare la fonte sulla quale fu fondata Nardò.

Ci avviamo verso Galatina, dove è in corso la festa di S. Pietro e Paolo: a questi santi è infatti dedicata la Chiesa Madre. Troviamo il mercatino dove facciamo provvista di mandorle, visitiamo la città addobbata per la festa e soprattutto ci fermiamo alla chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, recentemente riaperta. La bella facciata presenta un rosone e tre portali finemente decorati, ma quello che colpisce davvero è l’interno, completamente affrescato con decori di scuola giottesca, tutt’ora vivissimi nei colori e nei tratti.

Rientriamo a Gallipoli e, prima della cena, facciamo ancora a tempo a fare un giro nel centro storico e ad ammirare la facciata della cattedrale, splendida. Ceniamo molto bene alla simpatica trattoria L’Angolo Blu poi, costeggiando il mare, percorriamo tutto il perimetro dell’isola.

30 giugno – Alla mattina, dopo un’affascinante e ricca colazione sul terrazzo in cima alla casa, è possibile visitare il Palazzo che ci ospita, della famiglia Senape de Pace. Il proprietario, un vivace avvocato 84enne molto orgoglioso della casa, ci fa fare un bel giro e ci illustra le caratteristiche dell’abitazione, che contiene dipinti di grande valore e documenti di famiglia risalenti fin dal 1500.

Torniamo a visitare con maggiore attenzione il centro di Gallipoli, poi ripartiamo verso la prossima tappa, Porto Cesareo. Ci fermiamo all’hotel Falli, dove abbiamo una stanza con una splendida vista sulla baia e sull’Isola dei Conigli, ma Porto Cesareo è di fatto un lunghissimo litorale sabbioso, perfetto per la vita di spiaggia, dove sarebbe opportuno pensare a un soggiorno piuttosto che a una visita veloce. Data la nostra posizione, ci facciamo portare in barca sull’isola e ci stiamo tutto il pomeriggio, godendo della natura selvaggia e del relativo isolamento. Prima di cena facciamo un giro nel centro del paese, poi ci fermiamo al ristorante Cosimino.

1 luglio – Oggi lasciamo la costa, la prima tappa è Manduria, una cittadella fortificata con l’architettura squadrata ingentilita dal colore rosa di queste zone. All’entrata della città c’è una curiosa scultura fatta di pezzi di ceramiche e chiamata “Il Golgota”. Qui ci sono le mura messapiche, ma sono in restauro e ne vediamo pochissima parte.

Proseguiamo per Grottaglie, e visitiamo il poderoso Castello episcopio, dove è ospitato il museo delle ceramiche, che peraltro sono ovunque.

Siamo quasi nella Valle d’Itria, e dopo una breve tappa nella bianca Martina Franca, raggiungiamo la meta odierna, Alberobello.

Lasciamo i bagagli in località Coreggio, alla Trullesa, all’interno del trullo dove dormiremo stanotte, e andiamo a Locorotondo, un paese bianco e realmente tratteggiato in circolo su una dolce cima. Anche qui case piccole e bianche, ben proporzionate, qualche macchia di colore e a tratti ingentilite dai decori leccesi. Dalla via Nardelli osserviamo una splendida vista della Valle d’Itria ai nostri piedi, poi ci perdiamo tra i vicoli immacolati e fioriti.

Da Locorotondo raggiungiamo Cisternino, affascinante con le case bianche, vicoli sovrastati da archetti e scalette a ogni angolo, e uno splendido affaccio sulla Valle d’Itria. Ci regaliamo un caffè in ghiaccio nell’Isola, il cuore del paese, dove si affaccia una torre normanna, visitiamo la Chiesa Madre dedicata a San Nicola e da qui ritorniamo.

Siamo ad Alberobello, paese fiabesco composto solo da trulli (pare ce ne siano oltre mille) che si dipanano per stradine scoscese e contrapposte. Iniziamo dal rione Monti, ma non è una scelta, perché quello che conta è il contesto davvero eccezionale, i trulli bianchi dai tetti in pietra grigia, con i diversi simboli e ricchi di fiori. Oltre al dettaglio di alcuni singoli trulli, sono bellissimi i punti che ne raccolgono molti vicini. Sull’altro versante troviamo la casa d’Amore (è un nome di famiglia), molto antico, il Santuario intitolato ai santi Cosma e Damiano, ricostruito, e il Trullo sovrano, articolato su due piani e visitabile all’interno. La cena, eccellente, è al ristorante L’Aratro.

2 luglio – Lasciamo Alberobello per raggiungere la nostra ultima tappa, Ostuni. Ancora una volta questa terra riesce a stupirci, perché Ostuni è un altro gioiello, una “città bianca” che ricorda una cashbah araba.

Il nostro hotel, La Terra, è molto bello, e sorge al’interno del paese, ben protetto in mezzo alle stradine strettissime, tanto che lasciamo la macchina al parcheggio e lo raggiungiamo con un’Ape.

Lasciamo le valigie e ci avventuriamo subito in giro per i vicoli, le piccole volte, le scalette che muovono questa città arrampicata, dall’alto della quale si vede il mare. Il centro di Ostuni è Piazza Libertà, con l’immancabile obelisco dedicato a S. Oronzo, che però si trova a margine della parte storica medioevale, e soffre un traffico piuttosto intenso. Molto più affascinante è arrampicarsi nella parte vecchia, pedonale, fino in cima al colle che ospita la città, con la Cattedrale dedicata a S. Maria Assunta. L’interno è pregevole, marmi, policromi, affreschi e le statue di cartapesta. Intorno, il bianco splendente delle case, i balconi fioriti e l’azzurro intenso del cielo creano un contrasto cromatico forte e suggestivo.

Decidiamo di assaggiare il mare di Ostuni, e scendiamo verso la costa, accompagnati da distese di ulivi secolari contorti e scolpiti. Osserviamo la città dal basso per goderne un punto di vista ancora diverso. Al ritorno, mentre il sole tramonta e la luce comincia a spegnersi, facciamo un giro nell’albergo, perché anche questo è ricavato da vecchie costruzioni piene di storia, e la sua irregolarità regala terrazzini panoramici in diverse posizioni. Per cena scegliamo l’Accademia del bere, un buon ristorante appena aperto con cucina ruspante pugliese, e dopo cena, Ostuni by night, illuminata e splendente.

3 luglio – Il nostro volo parte in serata, c’è ancora tempo e cose da vedere. Cominciamo da S. Vito dei Normanni, con il suo castello Dentice di Frasso e la torre; da qui, ci spostiamo in campagna per visitare (ma vedremo solo da fuori) una masseria e la cripta di S. Biagio.

Un ultimo sguardo alla costa e al mare molto invitante, arriviamo a Brindisi, città con due mari che si rivela più bella del previsto, con la chiesa normanna dedicata a S. Giovanni al Sepolcro, il Castello Svevo, la colonna romana che indica il punto terminale della via Appia, lo splendido Palazzo Granafei-Nervegna. Ritroviamo la pietra serena di Lecce, in una città che ospita un porto vivace. Siamo all’aeroporto, lasciamo la Panda che tanto bene ci ha condotti, e si torna …

Una risposta a "Salento, il tacco d’Italia"

Add yours

  1. La Basilica di S. Maria di Leuca è quella dove si è sposato mio fratello, ed io ero testimone di nozze. Purtroppo non ho girato nei dintorni, avevo intenzione di andare almeno ad Otranto e Lecce, ma ho avuto dei problemi con l’auto e non ho visto quasi nulla…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: